peterson regole

“Non fare ciò che odi”: la #5 regola di Peterson

Questa è una regola che parla di coraggio “non fare ciò che odi”. La quinta regola di Peterson nel suo libro Oltre l’ordine.

Non fare ciò che odi non significa naturalmente non fare ciò che è necessario fare me che non hai voglia di fare. O non fare ciò che ti farebbe bene perché fa fatica.

Non fare ciò che odi significa non fare ciò che sai essere sbagliato quando vieni messo sotto pressione per farlo.

E ci sono tante persone ultimamente che hanno fatto ciò che non volevano fare perché sotto pressione. Da una parte uno capisce perché, soprattutto quando la pressione non è solo giudizio sociale “sei stupido”, ma è subire angherie, è vedersi togliere il lavoro. Non è facile dire di no in certi casi, ma è vero che la maggioranza delle persone cede e fa ciò che sa essere sbagliato anche quando la posta in gioco è basso. Il professore che non dice niente quando il collega viene cacciato ingiustamente perché ha paura di attirare attenzioni pericolose anche su di sé, la persona che non vuole sentirsi escluso e fa ciò che odia, non vuole essere l’unico, non vuole dover lottare per giustificare la sua posizione, ha paura degli sguardi e del giudizio.

Fai come ti viene detto no? Anche se dentro di te qualcosa si ribella e dice che è sbagliato, anche se sai esattamente perché ciò che ti viene richiesto è ontologicamente sbagliato. Sembra la scelta più facile, ma c’è un prezzo da pagare. Che è il tradimento di te stesso.

Questo articolo è una trascrizione dell’episodio di podcast “Libri dall’ignoto”, che trovi su tutte le principali piattaforme, come Spotify, Google Podcast e Apple Podcasts, o direttamente qui:

Oltre l’ordine, regole di Peterson

“Non fare ciò che odi” è la quinta regola di “Oltre l’ordine”, libro di Jordan Peterson. Ho parlato un po’ del libro in generale nel primo episodio dedicato a questo libro. Lo trovate in elenco per chi non l’abbia ancora sentito e sia interessato. La prima regola era “non denigrare incautamente istituzioni sociali o risultati artistici”, una regola che ha bisogno di un po’ di spiegazioni per capire quanto sia importante. La seconda è “immagina chi potresti essere e poi mira con ostinata intenzione a quello”, molto bella la spiegazione che dà di questa, si parte dai draghi e dalla mitologia greca. La terza regola è “non nascondere nella nebbia ciò che non ti piace”, molto molto importante. Significa che un problema, anche piccolo, deve essere risolto, o nascono emozioni di frustrazione e rancore nascoste sotto la superficie, e più rimandiamo più è difficile affrontare il problema, più alto il prezzo da pagare, e allora quelle emozioni cominciano a mangiarci dall’interno e diventano distruttive, verso noi stessi e gli altri. Tanti matrimoni finiscono dopo anni per questo. La quarta regola, molto bella, “nota che l’opportunità di nasconde dove hai abdicato alla responsabilità”. Tanta verità in questa. Sulla questione del fare significato alla vita Peterson, molto saggiamente secondo me, non parla di felicità e di fare ciò che ti piace, invece dice di trovare la più grande responsabilità che sei in grado di portare e portarla.

La quinta regola di Peterson

E adesso siamo alla quinta “non fare ciò che odi”. Perché ci mettiamo a fare una cosa? Ma perché c’è un valore nel farla, c’è un significato. E questo significato ci motiva ad agire, anche se l’azione è faticosa e magari rischiosa. Se non ha significato ce ne restiamo seduti sul divano, perché non ci importa. Ora, quando siamo forzati a fare qualcosa di, per esempio, stupido o odioso, che serve solo a dimostrare che ci stiamo sottomettendo all’autorità di qualcuno, del tipo “fallo e basta anche se credi sia stupido perché così ti è stato ordinato” allora quella motivazione se ne va. Facciamo qualche dobbiamo, ma lo facciamo come degli automi, non ci mettiamo il nostro, ed è qualcosa che subiamo e ci demoralizza. Non bisogna fare ciò che odi perché è demoralizzate, schiaccia l’anima. Stiamo violando la nostra struttura di valori, quella che non solo ci aiuta ad andare avanti nella vita, ma che ci protegge anche dalla confusione e dalla dissoluzione.

Il tradimento di sé stessi

Significa barare nel gioco che stiamo giocando con noi stessi, minando alla base ciò che ci rende “noi”. Lascia la sensazione di essere sia deboli che complici. Sia bugiardi che colpevoli. Alla fine, l’errore morale è la codardia.

Quando sai che una cosa è sbagliata ma non lo dici perché sai che le tue parole non saranno ben accette. Quando una cosa è odiosa ma chini la testa e la fai lo stesso, magari sapendo che farai danno a qualcun altro. Questo è tradire te stesso. E quando tradisci te stesso diventi schiavo di chi intorno a te si comporta da padrone.

Però ci sono tante situazioni in cui non è facile dire di no. Non è solo codardia. Ci sono situazioni in cui la posta in gioco è alta, e tu sei responsabile anche di altri non solo di te stesso. Bisogna anche agire con strategia e rendersi conto quando non è in nostro potere cambiare la situazione, e a che pro auto distruggersi? Questi ragionamenti non sono scuse, ma spezzano le persone in due: difendere il proprio sé da una parte e difendere la propria posizione sociale dall’altra.

La regola di Peterson è restare fedeli a sé stessi

La cosa importante è che fai qualcosa. Se lavori in un’azienda dove sei costretto a fare cose che odi, che sono contrarie ai tuoi valori, magari non puoi denunciare la cosa apertamente perché verresti licenziano o ti esporresti al pubblico vilipendio e al bullismo da parte di qualcuno nell’azienda, ma puoi cercare lavoro altrove. Magari impiegherai qualche tempo per trovare un altro posto di lavoro, ma non starai più tradendo te stesso perché. all’interno dei tuoi limiti, stai agendo. Magari dovrai imparare qualcosa di nuovo per poter cambiare azienda, e se è vero che questo è scomodo e ti costerà impegno, sarà un bene. Oppure puoi trovare il modo di effettivamente fare qualcosa. Questo richiede coraggio. Ma alla fine la tua persona sarà espansa verso nuove dimensioni, invece di tradire sé stessa e avvizzire nella menzogna.

Peterson sulla tirannia e il male

Peterson dice: “Siamo più responsabili dello stato del mondo di quanto crediamo, o di quanto ci sentiamo a nostro agio credere. Se non facciamo attenzione, la cultura stessa si piega verso la corruzione. La tirannia cresce lentamente, e ci chiede di arretrare con uguale lentezza. Ma ogni volta che arretriamo aumenta la probabilità che arretreremo di nuovo la prossima volta. Ogni tradimenti della coscienza, ogni volta che siamo stati zitti (nonostante il risentimento che abbiamo provato quando siamo stati zittiti), e ogni volta che ci siamo giustificati razionalizzando ha indebolito la nostra resistenza e aumentato la probabilità che una nuova stretta avvenga. Questo è particolarmente vero quando coloro che spingono provano piacere dal potere che hanno adesso acquisito, e persone del genere si trovano sempre. Meglio stare in piedi dritti, consapevoli, quando il costo è relativamente basso, e quando magari non è ancora svanita la potenziale ricompensa per esserti alzati in piedi di fronte alla stupidità o al male. Sfortunatamente, le persone spesso agiscono contrariamente alla loro coscienza, sapendolo, e l’inferno tende a scendere passo per passo, un tradimento dopo l’altro. E bisogna ricordare che è raro che le persone si alzino in piedi e affrontino ciò che sanno essere sbagliato anche quando le conseguenze di osare fare una cosa del genere sono relativamente piccole. Questa è una cosa da considerare se punti a vivere in coscienza un’esistenza morale: se non obietti quanto le trasgressioni contro la tua coscienza sono piccole, perché presupporre che non parteciperai anche quando le trasgressioni diventeranno davvero gravi?”

L’importanza dell’individuo che persa per sé

Dice che è l’individuo sovrano, consapevole, che segue la propria coscienza, ad essere la forza che previene il gruppo, inteso come la necessaria struttura che guida le norme sociali, dal diventare cieco e disumano.

Se, di fronte al male, nessuno dice di no e tutti dicono “eh ma è la legge”, “eh ma che ti costa, fai come gli altri”, “eh, che vuoi che sia”, l’inevitabile è che il male prende il sopravvento, un passo alla volta. C’è sempre qualcuno che se ne accorge prima, c’è sempre qualcuno a cui piace e si fa strumento del male, perché gli piace avere potere. Tutto sta ad avere un numero sufficiente di persone che dicono “no”. E a volte tutto inizia dal singolo, e poi gli altri seguono, perché a quel punto non sono più sole e prendono coraggio nella forza dei numeri. Funziona così.

A piccoli passi…

Non è una questione da niente, solo che uno non se ne accorge quando tutto va bene. Nessuno viene messo alla prova, non si distinguono le persone con rettitudine e coraggio da quelle che vendono la propria anima per il piacere del potere sugli altri. Quando poi il male arriva, a piccoli passi, piano piano la verità viene fuori. E il risultato di chi sceglie di mantenere la testa alta, chi addirittura è capace di azioni eroiche e chi invece è servo o aguzzino potrebbe sorprendere. Né uno deve sottintendere che noi saremmo i buoni. Se fossimo cresciuti nella Germania nazista, la maggior parte di noi sarebbe nazista. Questa è la verità che non viene detta, perché espone il delicato ego di chi si crede migliore al fatto che la divisione tra bene e male non sta tra un gruppo di persone e un altro, la spaccatura è dentro il cuore di ogni essere umano.

Saper dire di “no” nella regola di Peterson

Il problema non è tanto tra l’essere buoni o l’essere cattivi. Il problema è avere il coraggio di dire di “no” a ciò che odi. Di alzarti in piedi e dire la verità quando intorno domina la menzogna, quando le persone intorno a te ti guarderanno male per quello che stai dicendo.

Le persone sono perlopiù buone, ma tendono anche a prendere la via più facile.

Peterson dice: “Devi rafforzare la tua posizione, non importa quanto questa sia piccola e insignificante, affrontare la mendacità dell’organizzazione che sta minando il tuo spirito, affrontare il caos che ne consegue. Altrimenti rimani una marionetta, con i fili comandati dietro le quinte da forze demoniache e, un’altra cosa: è colpa tua. Nessuno è costretto a rimanere una marionetta.

Permetti che esista la possibilità che tu sia capace di combattere, che tu sia capace di resistere e mantenere la tua anima. Se riesci a vedere te stesso come qualcuno che sarebbe capace di camminare a schiena dritta e, forse ancora più importante, come qualcuno che dovrebbe, allora puoi cominciare a percepire che hai delle armi a tua disposizione.” Allora scopri che sei l’eroe della tua storia, non burattino passivo, portato a destra e a manca da forze esterne, ma agente attivo e cosciente.

Non fare ciò che odi

Una cosa che mi piace di Peterson è che dice la dura verità, ma in un modo che risulta liberatorio. Accettando l’esistenza di ciò che spaventa e di ciò che è male, invece di far finta che non esistano, ci si libera di un peso sulle spalle. La verità è liberatoria, perché nella sua durezza è semplice. La prossima regola è: “abbandona l’ideologia”. Ciascuna di queste regole ha diversa importanza per ciascuna persona. Pecchiamo in alcune e siamo bravi in altre. Ci sono alcune regole che per me sono molto significative, perché sbaglio. In questa “abbandona l’ideologia”, sono molto brava. Non per merito, ma per carattere. Vedete voi leggendo queste regole, dove siete bravi e dove meno. Nella regola “non fare ciò che odi”, c’è da augurarsi di non essere mai messi alla prova. Sfortunatamente, nell’ultimo anno il confronto con questo problema è successo su scala sociale. E penso ci saranno altre prove.

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