Ma dove sono gli alieni? – Libro sul paradosso di Fermi

“Se l’Universo brulica di alieni… dove sono tutti quanti?” Libro di Stephen Webb sul Paradosso di Fermi.

Da un punto di vista probabilistico dovrebbe essere certo che esistono altre civiltà intelligenti nella galassia. Per quanto la formazione della vita, e della vita intelligente, sia improbabile, l’immenso numero di stelle e pianeti rende l’esistenza della vita certa. 
Se si fanno i calcoli del tempo che una civiltà impiegherebbe a colonizzare la galassia, si scopre che nel giro di pochi milioni di anni una civiltà potrebbe essere ovunque nella nostra galassia.

Ma allora, se statisticamente la vita è presente anche su altri pianeti e se la colonizzazione della galassia può avvenire in tempi relativamente brevi… dove sono tutti quanti?
E’ il Paradosso di Fermi.

Questo articolo è la trascrizione del mio podcast. Lo puoi ascoltare su tutte le principali piattaforme, o direttamente qui:

Il paradosso di Fermi: da dove nasce

Nella nostra Galassia ci sono milioni di “Terre”, di pianeti simili al nostro che potrebbero ospitare la vita. È una questione probabilistica. Anche se le condizioni che si sono verificate sul nostro pianeta sono rare, con i miliardi di stelle che ospitano nei loro sistemi ancor più pianeti, è inevitabile: ci sono altri pianeti in condizioni molto simili al nostro. E se anche la formazione della vita fosse un evento raro, su migliaia e migliaia di pianeti come il nostro, è ovvio che ce ne siano molti che hanno effettivamente sviluppato la vita. E anche se lo sviluppo di una civiltà intelligente fosse rara, inevitabilmente sui grandi numeri su alcuni pianeti deve essere successo, così com’è successo sul nostro. Non solo, i calcoli indicano che l’intera galassia potrebbe essere colonizzata in un milione d’anni di tempo. Se si presuppongono condizioni più sfavorevoli, i tempi si alzano fino a 500 milioni di anni. Da un punto di vista geologico o astronomico, non fa molta differenza. C’è stato tutto il tempo nella vita della nostra galassia perché questo avvenisse.

Ma se l’esistenza della vita su altri pianeti è statisticamente inevitabile e se colonizzare la galassia è possibile in un tempo relativamente ristretto, perché lo spazio non brulica di vita?

Dove sono tutti quanti?

La domanda del paradosso di Fermi

La domanda, ma se i numeri indicano che la galassia dovrebbe essere piena di vita, dive sono tutti quanti? è si chiama il Paradosso di Fermi, che nel 1950 pose la domanda.

Siamo soli o no nell’Universo? Quale che sia la risposta, la risposta è comunque terrificante.

Se gli alieni esistono, potrebbero essere un pericolo per noi. La sopravvivenza di una civiltà che ne incontra un’altra dipende dal suo relativo avanzamento tecnologico. Potremmo essere completamente alla mercé di una razza aliena se questa possedesse una tecnologica sensibilmente superiore alla nostra. Alla meglio non saremmo più padroni del nostro destino e alla peggio sarebbe la nostra fine.

Abbiamo comunque cercato e stiamo comunque cercando altre forme di vita. Puntiamo telescopi e mandiamo sonde. Vogliamo vedere, ma non solo per conoscere i segreti delle stelle e delle nostre origini. Vogliamo anche conoscere il nostro futuro, vogliamo vedere se c’è qualcuno là fuori. Per ora, nulla è stato trovato. Gli alieni, se esistono, si stanno nascondendo molto bene.

L’altra risposta al Paradosso di Fermi

Ma se fossimo soli? Se questa fosse la risposta, sarebbe ugualmente terrificante. Perché significherebbe che tutte quelle civiltà… si sono tutte estinte. La vita si è creata, la coscienza si è sviluppata e civiltà sono nate, per poi morire, scomparire nel vuoto, inghiottite e dimenticate nel tempo dell’Universo.

Sarà allora anche questo il nostro destino? Che errori hanno fatto le altre civiltà che le ha distrutte? A quale minaccia non hanno saputo far fronte? Che errori potremmo fare noi? Possiamo fare qualcosa, o il nostro destino è inevitabile e già segnato?

In questo libro “Se l’Universo brulica di alieni… dove sono tutti quanti?” l’autore, Stephen Webb dà 50 possibili spiegazioni al Paradosso di Fermi. Da considerare che sono tutte ipotesi e che ognuno si può fare la sua idea al riguardo. Non abbiamo risposte, ma possiamo speculare.

Le possibili soluzioni al problema di dividono i tre grandi categorie.

Sono già qui

Gli alieni sono già passati dalla Terra in passato, o addirittura lo fanno tutt’oggi. Le prove di questa opzione sono a dir poco scarse. La stragrande maggioranza delle storie su alieni sono alla meglio pseudoscienza. Tuttavia è anche vero che una tecnologia sufficientemente avanzata potrebbe essere indistinguibile dalla magia. Gli alieni potrebbero essere qui o essere stati qui e noi potremmo non rendercene conto. Sembra improbabile, ma è comunque possibile.

Sono là fuori ma non riusciamo a vederli

Potremmo non aver guardato o ascoltato nella direzione giusta. Potremmo non aver cercato nel modo giusto. Gli alieni potrebbero nascondersi. Non vogliono essere trovati. Qui naturalmente si apre la domanda su perché. Un’ipotesi credibile è che potremmo non aver guardato abbastanza a lungo. La scala temporale dell’Universo è molto diversa dalla scala temporale della nostra esistenza e in fondo l’umanità ha cominciato ad affacciarsi verso lo spazio e la sua esplorazione da pochi decenni. Oppure, la risposta potrebbe essere che le civiltà aliene non durano a lungo e non riescono ad andare oltre il loro singolo pianeta di provenienza, perché si autodistruggono prima di capire come, o perché non hanno la volontà di provarci, finendo per estinguersi a causa di eventi esterni, come meteoriti o la morte della loro stella.

Non esistono

È possibile che ogni passo del processo evolutivo sia così raro, che ciò che sta accadendo sulla Terra sia unico nella sua improbabilità e noi potremmo essere l’unica specie tecnologicamente avanzata della Galassia, l’unica fiammella di vita in un Universo vuoto.

Le ipotesi per risolvere il paradosso di Fermi

È un paradosso perché non importa quale possibile spiegazione tu scelga, finisci per arrivare a un risultato illogico, che gli alieni sono tra noi e non li vediamo o che la nostra civiltà sia assolutamente unica in un Universo pieno di possibilità.

Ora, nel libro ci sono 50 ipotesi. Chiaramente non ha senso parlare di tutte e 50, domani siamo ancora qui. Pensavo a quale principio usare per sceglierne tre di cui parlare, quelle più improbabili, quelle più probabili, quelle che piacciono di più a me. Alla fine ho deciso per il caos: ho estratto a caso. L’estrazione ha dato: la terza, la 24 e la 34 esima ipotesi.

Soluzione n°24: Esistono ma non li vediamo perché hanno sviluppato una matematica diversa.

La matematica descrive la natura e con essa possiamo descrivere la realtà, e costruire ponti e stazioni spaziali. Tutta la nostra tecnologia dipende dalla matematica. Ora, si può pensare che la matematica sia qualcosa di universale, che viene scoperta, non inventata. Questa è l’idea della filosofia platonica ed è anche la visione che molti matematici hanno della matematica. Ma altri matematici sono invece dell’idea che la matematica non sia una qualche ideale essenza indipendente dalla mente umana, ma sia piuttosto una nostra invenzione, uno strumento che abbiamo creato per descrivere, semplificare e comprendere la realtà. Dicono, può darsi che la matematica sia un prodotto del modo in cui funziona la nostra mente, in qualche modo una proiezione di essa.

Che esista un “istinto matematico” è un fatto, tanto che anche altre specie dimostrano una rudimentale abilità matematica, anche se non è che contano, ma sanno giudicare la quantità. Si può comunque dire che l’abilità di calcolo sia innata, come lo è la capacità di apprendere una lingua. C’è una parte specifica del nostro cervello deputata esattamente a questi compiti e che si è evoluta per questo.

Dove porta questa ipotesi

Se questa concezione della matematica come espressione della nostra mente, non come verità che viene scoperta, allora si apre una domanda affascinante quando si parla di alieni: come sarebbe la loro matematica? E ovviamente non si parla di simboli. Come viene scritto il numero uno. Si parla del concetto di “uno”, del concetto di “infinito”. Se hanno una mente diversa, hanno sviluppato magari teoremi diversi?

Per esempio, se si sono evoluti in un ambiente in cui le variabili cambiano in maniera continua invece che discreta, allora forse non hanno inventato il concetto di numero intero. E forse ci sono teoremi fondamentali per loro che noi non abbiamo ancora inventato perché lontani da come la nostra mente vede ed elabora le cose.

Il problema di questa ipotesi per risolvere il paradosso di Fermi

Quindi, se la mostra matematica è fondamentale per costruire la tecnologia che possediamo, allora forse una specie aliena potrebbe aver sviluppato una matematica con la quale possono computare qualcosa che per noi è inimmaginabile, ma con la quale non possono neppure immaginare l’esistenza di sistemi di comunicazione interstellari o sistemi propulsivi per viaggiare nello spazio. Questa soluzione al paradosso di Fermi potrebbe funzionare, ma ha un problema: anche se si applicasse ad alcune civiltà aliene, di certo non si applicherebbe a tutte. Però uno comunque può fantasticare su che cosa una razza aliena potrebbe fare con una matematica completamente diversa, che apre le porte a tecnologie di natura completamente diversa.

Soluzione n°34: gli alieni non esistono, perché siamo noi i primi

All’inizio dell’Universo, subito dopo il Big Bang, esistevano solo due elementi: l’idrogeno e l’elio, con minuscole tracce di litio, berillio e boro. Tutti gli altri elementi si sono formati a seguito nelle reazioni atomiche all’interno delle stelle e sono diventati parte del materiale dell’Universo quando le prime stelle raggiunsero la fine della loro vita. Con il tempo la concentrazione di elementi più pesanti aumentò. 

La vita come la conosciamo ha bisogno come mattoni essenziali 6 elementi: idrogeno, ossigeno, zolfo, fosforo, azoto e carbonio. L’ipotesi quindi è che gli elementi necessari per la vita semplicemente non erano in quantità sufficiente per permettere la vita prima di adesso. Pianeti che ruotavano attorno a stelle più vecchie semplicemente non avevano gli elementi necessari alla vita. Solo stelle relativamente giovani, come il Sole, possono avere pianeti con gli elementi necessari per supportare la vita. La nostra sarebbe quindi tra le prime civilizzazioni ad esistere, se non la prima.

Cosa non convince di questa ipotesi

Questa ipotesi da sola non regge, ma potrebbe essere parte della soluzione al paradosso. Prima di tutto perché non sappiamo quanta concentrazione di metalli è necessaria perché la vita si sviluppi. È ciò che possiede la Terra il minimo necessario? Basterebbe il 75%? Il 25%? Non lo sappiamo. Tra l’altro, troppo di certi elementi potrebbe a sua volta essere un problema. E poi l’osservazione delle stelle della nostra galassia indica che la quantità di metalli presenti non dipende solo da quanto è vecchia la stella. La situazione è complicata.

Tra le stelle vicine a noi alcune hanno meno dell’1% dei metalli che ha il Sole, ma altre ne hanno tre volte tanti. Ci sono molte stelle più vecchie del Sole con più elementi metallici del Sole. Non solo, la vita di una stella è molto lunga. Una stella come il sole brucia per diversi miliardi di anni. In questo tempo la vita si può creare, una civiltà sviluppare e la civiltà può teoricamente espandersi per tutta la Galassia prima che la stella muoia. Ad esempio, il nostro Sole vivrà per un altro miliardo d’anni e la vita sulla Terra sarà sostenibile per un altro 500 milioni di anni circa. In 500 milioni di anni la nostra specie potrebbe teoricamente colonizzare tutta la galassia, prendendosela con comodo.

È vero però che ci sono ampie parti della nostra galassia che non sono adatte a sostenere la vita e molte delle altre galassie conosciute non sono probabilmente adatte in nessuna parte. Questa potrebbe quindi essere parte della soluzione al paradosso: ci sono molte poche galassie adatte alla vita.

Soluzione n°3: Esistono e sono stati qui

Questa ipotesi non è particolarmente credibile, però è interessante parlarne perché stuzzica particolarmente la curiosità. Dalle piramidi ad Atlantide, c’è chi dice che solo una civiltà aliena avrebbe potuto creare certi portenti. Ci sono in alcune parti del mondo strutture enigmatiche di civiltà passate che hanno scatenato l’ipotesi aliena. Ma l’ipotesi umana è quella di gran lunga più probabile, anche se forse quella meno affascinante.

Oppure prendiamo ad esempio l’esplosione di Tunguska nel 1908 che distrusse chilometri di taiga siberiana. Si pensava che fosse dovuta a un asteroide, ma i ricercatori non trovarono mai alcun frammento. Si pensò all’esplosione nucleare, anche se nessuno avrebbe saputo neppure da dove cominciare per costruire una bomba nucleare nel 1908, ma era facile da verificare misurando la radioattività della zona. Non ce n’era. Chiaramente l’ipotesi aliena aggiunge mistero al mistero, il che è francamente interessante in sé. Ma l’ipotesi che fu una meteora, o una cometa, che si disintegrò in atmosfera è chiaramente la più credibile. Non c’è bisogno di speculare sull’astronave.

E i marziani dove sono?

E Marte? Beh, Marte teoricamente potrebbe o potrebbe aver ospitato la vita. Ma la speculazione nacque inizialmente da un problema di traduzione dall’italiano all’inglese. Giovanni Schiapparelli in una serie di osservazioni di Marte nel 1877 notò formazioni che chiamò “canali”. Dal testo di capiva che intendeva canali naturali, non artificiali. Ma il termine fu tradotto in inglese con il termine “canal”, che è per definizione artificiale. Questo, unito all’abilità della nostra mente di vedere schemi e immagini dove non ce ne sono, fece scattare la speculazione che si trattasse di sistemi di irrigazione di una civiltà aliena. Chiaramente l’idea fu subito usata in storie fantascientifiche. 

Le prime sonde lanciate verso Marte mostrarono un pianeta deserto e sterile. Ancora oggi le sonde e i rover mandati su Marte cercano la vita o perlomeno dei segni che la vita esista o sia esistita su Marte. Se i marziani esistono, si nascondono davvero bene. Forse, sotto la superficie, nelle zone equatoriali dove talvolta le temperature superano lo 0, ci sono dei batteri o microorganismi di qualche tipo. Finora neppure questi sono stati trovati, né presenti né passati.

Oltre il paradosso di Fermi

Per ora sembra che l’ipotesi più credibile sia che la vita su Marte arriverà quando saremo noi a portarcela. Che, forse siamo noi gli alieni? Saremo noi a colonizzare la galassia? Saremo noi, o meglio una versione futura di noi, quelli che altre civiltà guarderanno arrivare dal cielo?

Che cosa potrebbe fermarci? L’ipotesi più valida per risolvere il Paradosso di Fermi è semplicemente che la vita esiste sì nella galassia e nell’Universo, ed è piuttosto comune, ma a ogni passo le probabilità di successo diminuiscono. Magari non si sviluppa mai l’intelligenza, non si sviluppa mai una specie in grado di meditare su sé stessa e sul suo scopo, magari si forma ma un meteorite, un virus o una glaciazione la uccidono prima che possa imparare a difendersi da questi eventi naturali. Magari questa razza si autodistrugge: guerre termonucleari, virus inventati in laboratorio, distruzione delle risorse naturali, ma anche implosione della popolazione per scarsa natalità o semplice mancanza di interesse a lasciare la culla. E forse non c’è un pianeta sufficientemente vicino da poter essere raggiunto, che faccia da primo passo. Forse la gravità del pianeta d’origine è troppo forte e non è possibile sfuggirle. Se la gravità della Terra fosse solo de 10% più forte non saremmo per esempio in grado con la nostra tecnologia di andare nello spazio, e anche così è molto difficile.

Oltre la Terra

Il percorso della vita incontra momenti fondamentali che devono avvenire perché possa progredire verso le stelle. L’avvento della vita, l’avvento degli animali, il passaggio della vita dall’acqua alla terraferma, l’avvento dei mammiferi, l’arrivo di una specie dotata di coscienza che inizi una lunga successione di sviluppi tecnologici senza essere distrutta da eventi naturali, e senza che si auto distrugga. E poi questa specie deve fare un altro grande salto, in importanza eguale al passaggio della vita dal mare alla terraferma, un passaggio che non si può compiere per vie evolutive, ma solo attraverso un incantesimo tra intelletto e coraggio: colonizzare un altro pianeta.

Saremo noi ad arrivare alle stelle oppure ci estingueremo come forse hanno fatto tutte le altre civiltà aliene prima di noi? E se la nostra realtà fosse una simulazione al computer? Se fosse un gioco che qualcuno, forse noi stessi nel futuro, ha creato? Che sia tutto un grande computer che qualcuno ha creato per calcolare la risposta alla vita, all’Universo e a tutto quanto? Anche questo spiega il Paradosso di Fermi.

Conclusioni sul libro sul paradosso di Fermi

Il nome del libro per intero è “Se l’Universo brulica di alieni… dove sono tutti quanti? 50 soluzioni al paradosso di Fermi sulla vita extraterrestre”. Lo trovate in giro in una versione aggiornata, con 75 ipotesi invece di 50, che è l’edizione precedente che ho io. Merita per stuzzicare la fantasia e speculare sulle possibilità, senza doversi curare più di tanto di dover trovare la soluzione corretta per forza. 

La colonizzazione di altri pianeti è una cosa che forse faremo, forse in un futuro non molto lontano. 

“La Terra è la culla dell’umanità, ma l’umanità non può stare nella culla per sempre.”

Che cosa accadrà quando arriveremo su Marte e come la colonia si svilupperà è tutto da scoprire. 

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