storia dell'america

Libro sull’America – La storia del popolo americano

“A History of the American People”, è un libro sulla storia della America di Paul Johnson. Puoi ascoltare questo articolo in forma di podcast.

Dopo un tentativo fallito nel 1585, un’altra spedizione raggiunse le coste dell’attuale Virginia nel maggio del 1587, sull’isola di Roanoke. Erano in 150 e c’erano anche delle donne e dei bambini. La figlia del capo spedizione, Elenora White, che era sposata con uno dei suoi assistenti, diede alla luce una bambina poco dopo il loro arrivo. La chiamarono Virginia ed fu la prima cristiana a nascere in una colonia inglese in America.

Ma c’erano problemi con gli indiani. E il capitano delle navi, tale Simon Fernandez, voleva salpare per portare rinforzi dall’Inghilterra e andare a razziare gli spagnoli. Così, nel novembre del 1587, 114 coloni, incluse Elenora e la piccola Virginia, sedici altre donne  e dieci bambini, furono lasciati sull’isola di Roanoke, mentre White e Fernandez tornarono indietro in Inghilterra a chiedere rinforzi. Quando arrivarono però, l’Inghilterra era nel mezzo del suo primo conflitto globale e tutti i suoi sforzi servivano per prepararsi a resistere all’armada spagnola. Tutte le navi dovevano unirsi alla flotta contro l’armada spagnola. 

I primi insediamenti in America

Solo nell’agosto del 1590 White sbarcò nuovamente a Roanoke con gli aiuti. Arrivò in vista dell’isola al calar della notte, tra il baluginio di un incendio nella foresta. White scrisse nel suo diario “gettammo l’ancora vicino alla riva e suonammo la tromba per chiamare. Suonammo molti motivi e canzoni inglesi per segnalare che eravamo amici. Ma non ricevemmo risposta.

Quando sbarcarono il mattino seguente, White non trovò alcun segno della figlia e della nipotina, o di chiunque altro. Nel villaggio abbandonato, cinque cassapanche furono trovate aperte e depredate dagli indiani. Tre erano appartenute allo stesso White. Contenevano libri, illustrazioni e mappe con cui voleva decorare il palazzo del governatore, che nella sua visione sarebbe dovuto sorgere nella colonia. Adesso era tutto marcio di pioggia. Su un albero vicino trovarono inscritte le lettere CRO e su un cartello vicino con la parola “Croatoan”. White si era messo d’accordo con i coloni che se avessero lasciato Roanoke avrebbero lasciato dei cartelli con il nome della loro destinazione. E in caso di guai avrebbero disegnato una croce maltese. Non c’erano croci disegnate e Croatoan era un’isola nelle vicinanze, ma una palizzata di legno e le porte delle casette di legno lasciate aperte segnalavano che se n’erano andati di fretta.

La colonia perduta di Roanoke

White cercò a lungo e con ansia, ma non riuscì mai a raggiungere l’isola di Croatoan. Non si sa neppure se i coloni in fuga riuscirono a raggiungerla. Nel 1595 una nave provò a cercarli, un gruppo di ricerca fu mandato nel 1602. Ma non trovarono successo. Elenora e la piccola Virginia, insieme agli altri coloni, non furono mai più ritrovati. Né furono mai trovate le loro tracce.  La spiegazione più probabile fu che la colonia fu sopraffatta dagli indiani durante il loro spostamento da Roanoke a Croatoan. L’uso tra gli indiani era di uccidere gli uomini e assorbire donne e bambini nella loro tribù. 

La storia dell’America

Libro sulla storia dell'America

Della storia americana da noi si studia poco. Colombo è arrivato là, gli inglesi hanno colonizzato il nord America, poi i coloni non volevano più pagare le tasse, allora hanno rovesciato del tè nell’oceano e l’Inghilterra non l’ha presa bene. Allora si son fatti un po’ la guerra e alla fine l’Inghilterra ha deciso che non ne valeva la pena. Poi dopo un po’ gli americani si sono fatti la guerra fra di loro, hanno liberato gli schiavi e poi sono stati per conto loro finché non hanno deciso in intervenire nella prima guerra mondiale.  La cosa interessante dell’America è che è un paese di cui si conosce per intero tutta la storia. Per l’Italia, tante cose non sono documentate, e a un certo punto la storia si confonde con la mitologia e poi scompare nell’oscurità. Roma non fu fondata da due fratelli nutriti da una lupa… Ma si sa esattamente la data della fondazione di ogni colonia sulla costa nord americana. Abbiamo i diari di chi è andato. Disegni, mappe, libri. Sappiamo esattamente cos’è successo, chi l’ha fatto e anche perché.

Cosa serve per far partire una civiltà

La colonia perduta di Roanoke non era stato il primo tentativo. C’era stata una spedizione proprio nell’isola di Croatoan, Croatan era il nome della tribù indiana della zona, che aveva avuto successo a instaurare buoni rapporti con gli indiani. Tanto che due di loro seguirono gli Inglesi fino in Inghilterra e visitarono Londra. Ma per creare una colonia non basta andare là. C’è bisogno di tutto, di case, di cibo, di attrezzi, di armi, di una struttura sociale forte e di persone capaci e determinate. E poi serve avere le giuste idee, quelle che guidano le azioni dei coloni nella direzione giusta. La mentalità dev’essere quella giusta e deve essere instillata a livello culturale.

La mentalità dei coloni

I primi diciamo così “coloni” erano spinti dal senso di avventura e dall’avidità. Volevano esplorare e vedere il nuovo mondo, scrivere libri e portare a casa la loro storia. Oppure volevano arricchisti con miniere d’oro o d’argento.

E se uno non trovava ricchezze, allora se ne voleva tornare a casa. E la vita nel nuovo mondo era dura e chi voleva solo avere un’avventura poi tornava a casa, non restava lì a rischiare tutto.

Una spedizione del 1585 fallì così. Tornarono a casa non avendo trovato le ricchezze che speravano. Si portarono a casa dei disegni ad acquerelli, un libro “A Breife and True Report of Virginia” e delle mappe.

Le mancanze dei primi insediamenti

La maggior parte dei coloni in questo caso erano soldati e avventurieri, che sapevano poco e nulla della cosa che conta di più per sperare che una colonia abbia successo: la coltivazione. E poi alcuni erano di origine benestante, abituati alla vita di città, non abituati al grande mondo, non abituati alla natura estrema e selvaggia. Non abituati a dover contare su sé stessi e nient’altro. Soli, in una terra nuova e straniera. Sentivano la mancanza di cibi delicati e di materassi di pelo e piume. Erano infelici nel nuovo mondo. Avevano sperato di trovare ori e ricchezze e quando avevano scoperto che non ce n’erano, almeno, non ce n’erano del tipo che cercavano, non avevano voglia di fare altro che stare al caldo a riempirsi la pancia. Che questi non fossero veri coloni in grado di avere successo lo diceva anche un’altra cosa: non c’erano donne. Per cui, tornarono in Inghilterra.

Gli elementi del successo in America

La lezione delle prime colonie e dalla colonia perduta di Roanoke fu che la fondazione di una colonia non si può fondare sul profitto immediato. Le persone più preziose non sono soldati, sono la povera gente che sa lavorare duramente per costruirsi un futuro, scappando magari da persecuzioni e povertà estrema. Nel nuovo mondo, nonostante i pericoli e l’incertezza, la possibilità si apriva. 

Erano essenziali spedizioni successive alla prima, per aumentare la popolazione e portare attrezzature che la colonia ancora non sapeva produrre da sola. 

E poi, non si poteva trattare gli indiani a suon di fucili. Sir Francis Bacon nel 1625 scrisse “invece, bisogna trattarli giustamente e con grazia”.

E poi, serve l’elemento spirituale. Le prime colonie ad avere successo avevano un forte senso religioso. “Dio era con loro”, e quindi avevano la determinazione e la coesione per ricostruire la civiltà così come la conoscevano a partire dal nulla. Molti arrivarono nel nuovo mondo scappando da persecuzioni religiose e la loro unità religiosa fu poi uno strumento fondamentale per il successo della colonia.

I principi fondanti dell’America

Certi principi morali e culturali restano poi nel tempo, anche nei secoli. Il “carattere” che le condizioni di vita a cui i coloni si dovevano adattare, le idee che dovevano avere per riuscire ad avere successo, si vedono ancora oggi nella cultura americana si vedono ancora oggi, fanno parte dell’indole collettiva. è così anche per noi, è così per tutti. Ed è importante. Perché è la forma mentis collettiva, quando si dice “non cambia mai niente” o quando vedi certi schemi ripetersi più volte, certi risultati essere sempre gli stessi con qualche variazione sul tema. Vale anche per il singolo individuo per altro. Quali sono le idee fondamentali che guidano le tue azioni?

Il caos della storia dell’America

Il fatto che la storia americana sia conosciuta in ogni particolare è per certi versi uno svantaggio. Perché nella storia umana c’è sempre anche violenza e cattiveria, ed eventi di questo tipo nel passato possono essere usati contro di te oggi. Il fatto è che l’America, dalla colonia perduta di Roanoke nel 1585 l’America sarebbe nel ‘800 diventato il paese più prospero del mondo e nel ‘900 sarebbe diventato il paese più potente del mondo. Nel caos della storia, c’è qualcosa di fondamentalmente vincente nella mentalità che ha costruito l’America. Anche gli spagnoli, i portoghesi e i francesi andarono a colonizzare l’America, partendo anche prima, eppure i risultati non sono stati neanche lontanamente gli stessi.

La differenza con gli altri paesi

Nel libro fa una buona analisi di queste ragioni, che un po’ è fortuna, ma tanto non lo è. Ad esempio, contrariamente agli altri, le colonie di quello che sarebbero diventati di Stati Uniti erano lasciate molto libere di gestirsi da sole. Per questo erano più efficaci. Prendevano le decisioni corrette per il lungo termine. Mentre le altre, soprattutto quelle spagnole, erano fortemente controllate dallo stato, e lo stato voleva trovare ricchezze e portarle in Spagna. I risultati migliori si ottengono quando persone che vogliono costruire un futuro migliore per sé stesse e vengono lasciate a decidere di sé stesse e non sono controllate strettamente da un governo lontano, che non sa quali sono le reali necessità della gente. Il desiderio di libertà e indipendenza tipico americano fu una delle ragioni per cui ebbero più di francesi, spagnoli e portoghesi.

La caotica lotta delle idee

Per creare qualcosa serve un’idea che faccia coalescere la volontà delle persone. Quando uno legge un libro così lungo, che passa attraverso secoli, con generazioni che si susseguono l’una dopo l’altra, si capisce come sono le idee semplici, ma che allo stesso tempo fanno leva su reali emozioni profondamente sentite, che, nel bene e nel male, prendono più facilmente piede. E le idee si contraddicono l’una con l’altra e non è ovvio quale avrà il sopravvento.  Si capisce bene come la storia sia caotica. A posteriori sembra che tutto sia semplice e cristallino. Ma è perché viene semplificato da che ha scritto la storia a posteriori. Appena osservi cosa davvero è successo emerge il caos. Non era facile sul momento capire come sarebbe andata a finire. Anche oggi per noi non è facile capire come andrà a finire. Ma nel futuro diranno di noi “ma come han fatto a non capire che stavano facendo una boiata?” mentre staranno facendo a loro volta le loro boiate.

La natura delle decisioni nella storia

Tra l’altro, tante cose assomigliano molto a quello che viviamo oggi. Proprio gli stessi concetti, solo magari con un nome diverso, aggiornati a mode diverse. Ma davvero la storia rima. Che poi è ovvio: siamo tutti esseri umani. Come si può pensare che le persone di oggi creino una storia fondamentalmente diversa rispetto alle persone del passato? I fondamentali dell’essere umano sono sempre gli stessi.

Uno tende a idealizzare e semplificare il passato. Per esempio, nella storia americana ci sono i padri fondatori, creature quasi mitiche. E poi ci sono i vari presidenti, ciascuno con una sua immagine stilizzata. E si dice “adesso sono tutti corrotti, adesso le cose non vanno” eccetera eccetera. Invece no. L’incompetenza, la corruzione, ci sono sempre stati, fin dall’inizio. Così come ci sono sempre state persone abili e di buon cuore. E il miglioramento delle condizioni di vita delle persone sono dovute al lato positivo dello sviluppo tecnologico.

Oltretutto, da questo libro si capisce come a volte decisioni che sembravano piccole e di scarsa importanza all’epoca per che le stava prendendo hanno poi avuto ripercussioni enormi, nel bene e nel male. A volte la cosa più importante fatta da un presidente fu fatta come questione secondaria senza neanche pensarci su tanto. 

Conclusione sul libro sulla storia dell’America

Se vuoi conoscere meglio la storia americana, questo è un buon libro. Si chiama “A history of the American People” di Paul Johnson. È un mattone eh. Tipo signore degli anelli, ma più difficile. Però scorre, è scritto bene e ne vale la pena se uno è interessato. La storia americana è affascinante. La guerra civile, il far west, il proibizionismo, la lotta per i diritti civili… è come guardare dall’alto il dibattersi dell’umanità nel tempo e uno capisce che cosa motiva le persone, come le grandi decisioni vengono prese.  Una cosa importante da dire è che con libri di questo genere si fa affidamento all’interpretazione dell’autore. Perché è lui che seleziona e filtra quali avvenimenti del passato sono importanti e devono essere raccontati e quali non sono importanti e possono essere lasciati fuori.

False impressioni della storia americana

Ci sono anche tante sorprese, perché l’impressione superficiale dei fatti che abbiamo potrebbe essere molto diversa dalla realtà. Per esempio, il famoso presidente Kennedy, quello che Aldo, Giovanni e Giacomo hanno assassinato per intenderci, non era affatto questo sveglione. Tutta la sua ascesa fu orchestrata dalla famiglia e dal padre, spesso con l’aiuto di figure losche. Un caso in cui le persone credevano in un’immagine che non era reale. Un altro esempio sono le motivazioni della guerra civile. Il sud schiavista di fatto si mise in una posizione in cui la vittoria non era possibile. C’è tutto un lato psicologico delle ragioni per cui lo fecero e per cui razionalizzarono difendendo l’indifendibile. E poi, quando il nord vinse, invece di “perdonare”, decisero per azioni punitive, che inevitabilmente crearono astio e resistenze. Questi meccanismi psicologici non esistevano solo allora e in quell’occasione, è così che funziona la testa di tutti noi.

Pocahontas e il Capitano John Smith

Curiosità. La famosa Pocahontas è esistita davvero. E il Capitano John Smith pure. Ma nella realtà Pocahontas si sposò un altro…

John Smith faceva parte dell’insediamento di Jamestown, che fu il primo insediamento permanente inglese e che più volte rischiò di collassare. Costruirono un villaggio molto primitivo. Tutti i nuovi insediamenti all’inizio sembravano cadere indietro nel tempo al medioevo. Questo insediamento mancava dell’unità famigliare. Di 105 arrivati nel 1607 solo la metà sopravviveva alla fine dell’anno successivo. In buona parte grazie al capitano John Smith, che peraltro lavorò per costruire rapporti amichevoli con gli indiani della zona.  Pocahontas era in contatto con l’insediamento fin dal suo fondamento quando lei aveva 12 anni. E nel 1614 sposò tale John Rolfe. Ebbero dei figli e l’unione all’epoca aiutò a creare una pace precaria con le tribù indiane. Questo John Rolfe ha una sua parte nella storia. Perché qualche anno prima nell’insediamento furono promulgate delle leggi (fu il primo codice di leggi americano). Queste leggi punivano chi era considerato indolente, per incoraggiare i coloni a lavorare, visto che l’insediamento non era ancora autosufficiente. John Rolfe, temendo di essere punito per pigrizia, cominciò a sperimentare la coltivazione del tabacco. E riuscì a produrre un raccolto soddisfacente. Nel 1616 Jamestown cominciò l’esportazione e presto il tabacco divenne la ricchezza della colonia.

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