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“Oltre l’ordine” di Jordan Peterson – Immagina chi potresti essere

Jordan Peterson ha scritto un libro “12 Regole per la vita”, molto bello, con appunto 12 regole. E “Oltre l’ordine” è il seguito, che ne aggiunge altre 12. La prima regola di “Oltre l’ordine” era “non denigrare incautamente istituzioni sociali o risultati artistici”, la seconda è “immagina chi potresti essere. Poi mira con ostinata intenzione a quello”.

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Jordan Peterson e Oltre l’ordine

Il primo capitolo con la prima regola “non denigrare incautamente istituzioni sociali o risultati artistici” è in uno degli episodi precedenti, lo puoi leggere qui, quindi non l’ultimo che è su Harry Potter e la pietra filosofale, ma quello prima. Puoi andare ad ascoltare quello per qualche parola in generale sul libro. Ripeto soltanto che consiglio vivamente sia “12 regole per la vita” che “Oltre l’ordine” e che io li ho letti in originale in inglese perché volevo essere sicura di avere il significato esatto di quello che Peterson voleva dire.

La seconda regola

Immagina chi potresti essere. Poi mira con ostinata intenzione a quello.

Questa non è una regola difficile da capire, non è difficile capire perché è importante, a differenza forse della prima che è importante ma ha bisogno di una spiegazione profonda per capire perché. Però anche questa va molto più in profondità di quanto uno potrebbe aspettarsi. E credo che in molti si chiedano se non ci sia di più da dare e da avere. Vedo tante persone più o meno insoddisfatte. Si dice di “raggiungere il tuo potenziale” e tutte quelle cose lì, ma la faccenda è più seria della carriera o roba del genere. È quella silenziosa disperazione sotto la superficie che senti nelle parole di tante persone. È una tragedia, e quel che fanno gli altri pazienza, ma almeno tu puoi cercare di non condannare te stesso a quella sorte.

Chi potresti essere?

Chi sei tu? E, ancora più importante, chi potresti essere?

Tu non sei solo ciò che sei adesso, ma anche ciò che potresti diventare. La cosa interessante è che chi sei in potenziale trascende la tua comprensione. Non conosci te stesso, di sicuro non conosci te stesso nel senso di ciò che potresti diventare. Un po’ tutti hanno la sensazione che ci sia qualcosa di più in loro di quanto non sia stato realizzato. Quel potenziale è oscurato dalla cattiva salute, dalla sfortuna, ma può anche essere impossibilitato a svilupparsi a causa della mancanza di volontà di avvantaggiarsi al massimo delle opportunità della vita. Può essere impedito da errori, da mancanza di disciplina, di fiducia, di immaginazione e di tenacia. La domanda più importante non è quindi “chi sei” ma “chi potresti essere se tu fossi tutto ciò che potresti essere”?

Jordan Peterson su come trovare chi siamo attraverso le storie

Qui la faccenda si complica all’istante, ma una guida è fornita dalla nostra cultura e dalle storie che formano la nostra società. Le storie che restano nella memoria delle persone e che vengono raccontate e tramandate sono le storie che descrivono un modo di essere eccellente, un modo di essere ideale. E quindi diventano un simbolo, un sunto di tutto ciò che è migliore e qualcosa a cui puntare per diventare tutto ci ò che è possibile diventare.

Le storie diventano indimenticabili quando descrivono un modo di essere sofisticato. Per questo le storie affascinano e interessano tutti, è il modo primario che abbiamo per capire modi complessi e sofisticati di comportarci.

Il significato delle storie

Una storia indimenticabile cattura l’essenza dell’umanità e distilla, comunica e chiarisce chi siamo, chi dovremmo essere e chi potremmo essere. Attira la nostra attenzione su ciò che è profondamente importante. Nelle storie impariamo come agisce l’eroe che vince. E quindi chiamano alla superficie quelle stesse capacità in noi, capacità nascoste in profondità dentro la nostra natura, che potrebbero non svilupparsi mai senza quella chiamata. Siamo avventurieri dormienti. Siamo amanti, condottieri, artisti e ribelli. Ma abbiamo bisogno di scoprirlo attraverso l’esempio e sentire che qualcosa dentro di noi lo riflette, qualcosa di quello esiste dentro di noi.

Jordan Peterson, le storie e gli eroi

Una storia indimenticabile ci permette di capire il nostro comportamento, oltre l’abitudine, oltre le ovvie aspettative. Cosa potremmo diventare? Come potrebbe essere la più grande delle avventure e la più divina delle relazioni? Le storie ne mostrano l’essenza. E mostrano la battaglia eterna tra il bene e il male, che in forma più o meno diluita vediamo intorno a noi e dentro di noi. Negli eroi eterni che rappresentano valori eterni vediamo ciò che noi possiamo diventare.

L’eroe che sfida il drago

La caratteristica di tutti gli eroi è l’espressione del potenziale. Riescono a trovare la risposta alla domanda “chi potresti essere” diventando la versione migliore di sé stessi. E lo fanno grazie alla loro volontà di confrontarsi con l’ignoto. Trascendono sé stessi lasciandosi alle spalle il vecchio sé ingenuo e debole e diventano pericolosi, sapendo allo stesso tempo controllarsi. Così comprendono il male, e hanno il coraggio e i mezzi per sfidarlo. L’eroe è la persona che confronta il caos e l’ignoro, volontariamente, e lo trasforma in ordine produttivo. E viceversa, l’eroe è colui che, volontariamente, sfida l’ordine diventato tirannia e così rinnova il mondo. (Su questa questione ascolta l’episodio sulla prima regola).

Tutto questo e molto difficile da capire consapevolmente ma è vitale alla nostra sopravvivenza e quindi è trasmesso in forma di storie. Per questa ragione le storie appassionano tutti e tutti le capiscono: è così che capiamo che cosa ha valore. A che cosa dovremmo puntare. E cosa potremmo diventare.

Affrontare volontariamente il drago

Se hai avuto problemi legali e rientrando a casa trovi una raccomandata dal tribunale comincerai a sudare e ad avere il cuore in gola. Proverai paura e potresti avere la sensazione che quella lettere possa contenere la tua rovina. Questa è la risposta istintiva, in cui la sensazione che il pericolo sia vicino causa il corpo a prepararsi per l’azione. E adesso dovrai decidere: aprirai la lettera per affrontare ciò che contiene? E, una volta fatto, penserai a come risolvere il problema, per quanto terribile possa essere, e comincerai a fare qualcosa? Oppure, farai finta di niente e ignorerai la cosa, farai finta che tutto vada bene anche se l’ansia che ti resterà addosso ti ricorderà che non è vero e pagherai l’inevitabile presso psicologico e fisico di questa scelta? La prima scelta richiede che tu affronti, volontariamente, ciò di cui hai paura, il mostro terribile e astratto, e potenzialmente potrebbe portarti a diventare una persona più completa e migliore. Questo è il potenziale, lì davanti a te.

Il tesoro del drago è il tuo potenziale

Percepisci la presenza del potenziale quando ti senti attirato da qualcosa ancora prima di capire perché. Il potenziale è quando ciò che è nuovo fa la sua entrata nel mondo che conosci, nel bene e nel male.

Il mostro, il drago, è sempre di guardia a un tesoro. L’eroe che sconfigge il drago si appropria del tesoro: oro e argento, la principessa, un segreto. L’eroe, volontariamente, entra nella tana del drago per sfidarlo. La vittoria non è garantita, l’eroe potrebbe facilmente perire. Per questo pochi si avvicinano. Ma se riesce nella sua impresa, il tesoro è suo.

Jordan Peterson sui miti e la verità umana

Ciò che è interessante e che ha significato si manifesta in una forma sia pericolosa che piena di promesse.

Peterson fa tutta un’analisi su miti e religioni passate per far vedere come questa cosa viene costantemente espressa in diversi tempi e culture simbolicamente. Segno che questi simboli e queste storie rappresentano una verità umana. Sono il tentativo di dare forma a qualcosa che è difficile capire a parole perché dev’essere compresa a livello più profondo che il semplice ragionamento. È il dramma della vita vissuta.

Miti e leggende

È interessante la questione che per capire miti e leggende degli antichi bisogna realizzare che le nostre categorie cognitive sono fondamentalmente sociali. Cioè, capiamo il mondo rappresentandolo in maniera umana. Anche gli oggetti e gli animali vengono “personificati”. Nei cartoni animati regolarmente oggetti e animali parlano e si comportano come persone e la cosa non sconvolge nei noi, né tanto meno i bambini. Questa “umanizzazione” è nostro modo di percepire e concepire tutto. Percepiamo la realtà direttamente e naturalmente come personificata. Se poi lavoriamo per togliere strato dopo strato la personificazione che facciamo della realtà arriviamo a quello che possiamo chiamare “realtà oggettiva”. Percepiamo la realtà quindi come se fosse costituita da personalità. In questo senso si capiscono meglio i miti degli antichi greci e romani per esempio, dove ogni evento naturale era impersonato da un dio.

Accettazione, immobilità e predatori

Legata alla questione di affrontare volontariamente le difficoltà e il caos c’è il concetto dell’accettazione, delle difficoltà e delle sofferenze della vita. E attraverso questa accettazione è possibile affrontare il male, perché affrontare il male è difficile e doloroso. L’alternativa però dice Peterson, è l’inferno perlomeno nella sua forma psicologica: rabbia, risentimento e desiderio di vendetta e di distruzione. Questa cosa di confrontarci volontariamente con ciò che ci spaventa è nota per essere curativa da un punto di vista psicologico, la chiave è che l’esposizione deve essere volontaria. È come se i sistemi dell’ansietà della nostra mente tengano per sottinteso che se siamo noi ad avanzare verso qualcosa, allora questa cosa non è un predatore, o è un predatore che possiamo sconfiggere. Per questo la risposta emotiva e fisica allo stress è molto diversa quando affrontiamo volontariamente la causa dello stress piuttosto di quando scappiamo e ci sentiamo assaliti. Tant’è che da un punto di vista chimico l’ansia per la paura di qualcosa e le farfalle nello stomaco prima di fare qualcosa di nuovo ed eccitante sono molto simili, ma una è un’esperienza brutta, l’altra positiva.

Lontano da ciò che è conosciuto…

Un’altra cosa che dice Peterson è che ciò che hai più bisogno di trovare, si trova dove meno desideri guardare. E questo proprio perché il tesoro più prezioso è sorvegliato dal drago più temibile.

Quindi per avere accesso al nostro potenziale bisogna entrare volontariamente nell’avventura della vita, lontano dalla sicurezza di ciò che attualmente conosciamo. Bisogna fare i conti, con il predatore, con il serpente, con il drago. Chi osa, vince. O perisce nel tentativo. Ma proprio perché la vittoria non è né facile né garantita, il drago è vero, chi vince rende sé stesso irresistibile, desiderabile e attraente; anche perché sviluppa il suo carattere durante l’avventura.

Incorporare il mostro

Una questione molto interessante che fa Peterson è il fatto di incorporare il mostro dentro di noi. Perché solo coloro che possono percepire la presenza del drago possono sconfiggerlo, possono anche percepire la presenza del tesoro. Come dire, devi possedere, e aver conquistato e domato, il male dentro di te per conquistare e domare il male là fuori. Se non ce l’hai dentro di te sei la pecora innocente che non capisce ciò che accade, se non l’hai domato diventi te stesso il male.

Quindi chi sa sconfiggere il male ha saputo incorporare il mostro dentro di sé abbastanza per essere capace di affrontare il terrore del drago.

Predatori letterali e simbolici

Ovviamente, il drago è la rappresentazione rettiliana dei nostri predatori, in forma astratta, più psicologica e spirituale è la rappresentazione della cattiveria umana. E il male causato delle persone può essere considerato facilmente più pericoloso di tutti i serpenti. 

Tutte le manifestazioni del caos e del pericolo rappresentate dal drago e dal mostro hanno effetto sulla parte antica del nostro cervello, che risponde al pericolo ancestrale del predatore. Uno dei modi in cui gli animali si difendono dai predatori è di immobilizzarsi e anche il nostro cervello tende a reagire così di fronte al drago, che sia reale o spirituale. E quindi restiamo fermi, impietriti. È una risposta automatica, che in certi casi funziona perché ci nasconde, ci permette di non essere notati. Però non risolve davvero il problema, perché non uccide il predatore, non sconfigge il drago. Che quindi sarà di nuovo lì a terrorizzarci domani. L’eroe invece affronta il drago per distruggerlo per sempre. Compreso il drago più temibile di tutti che è quello dentro di noi, le nostre paure, la nostra rabbia.

La fenice

Il tesoro che si conquista sconfiggendo il drago è la rigenerazione di noi stessi. Come la fenice che muore e risorge, l’eroe si rinnova distruggendo il vecchio sé

Attraverso esperienze dolorose le vecchie certezze vengono distrutte e vengono rimpiazzate prima dal dubbio, ma poi quando i pericoli vengono affrontati con successo, da una saggezza e una conoscenza più complete. 

In altre parole, la cattiveria dei predatori, le difficoltà della vita e la malizia nei nostri cuori possono essere sconfitte dall’anima disposta a morire e risorgere. Chiaramente storie e miti del passato sono stati tramandati perché le persone ci trovavano all’interno un significato molto importante, anche se non riuscivano a spiegare esattamente quale.

La seconda regola di Jordan Peterson

Mira a qualcosa.

Chiarisci la tua storia.

Affronta volontariamente ciò che ostacola il tuo cammino.

La disciplina e la trasformazione ti aiuteranno ad avanzare.

Immagina chi potresti essere e poi mira con ostinata intenzione a quello.

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