il significato della vita

Qual è il significato della vita secondo Jordan Peterson

Hai mai sentito la sensazione che le giornate siano vuote? Hai mai sentito di non essere appagato, che ti manca qualcosa? Hai mai sentito di non essere all’altezza del tuo potenziale? Chi saresti se tu fossi tutto ciò che potresti essere?

La quarta regola dei Oltre l’ordine di Jordan Peterson è una delle mie preferite: nota che l’opportunità si nasconde dove hai abdicato alla responsabilità.

Uno tende a guardare nella direzione dove ci sono le cose che gli piacciono. Però tante volte le cose che ci piacciono non sono quelle di cui abbiamo bisogno, non sono quelle che ci faranno stare bene nel tempo, anche se magari ci distraggono e ci danno una dose di dopamina adesso.

È una tentazione, ma un grande pericolo, lasciare le cose non fatte, a metà, non tentate. Lasciare che i problemi restino irrisolti. Nella presa di responsabilità, soprattutto nella presa di responsabilità da cui scappiamo o che ignoriamo, viene l’opportunità di un domani migliore.

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Alla ricerca del significato della vita

Che cosa succederebbe se ti accollassi la responsabilità di fare una cosa? Ciò che è stato lasciato a sé stesso e non è stato fatto è sempre rischioso, difficile, o qualcuno, magari tu stesso, lo avrebbe già fatto. E proprio perché rischioso o difficile è anche necessario e significativo.

“Non tocca a me, non è il mio compito, non sono in grado di accollarmi questa responsabilità”. E se lavorassi per diventare il tipo di persona che potrebbe? Che potrebbe farsi avanti e risolvere il problema? Uno potrebbe iniziare da qualcosa di piccolo, alla portata, giusto per non farsi del male. Cosa c’è intorno a te, qualcosa di cui potresti prenderti cura. Un problema da risolvere che potresti risolvere se solo decidessi di essere il tipo di persona che si prenderebbe la briga di farlo.

Peterson parla spesso del drago, il mostro che va sconfitto, e che nasconde sotto i suoi artigli l’oro, il premio che spetta all’eroe se ha il coraggio e l’abilità di affrontare e sconfiggere il drago. E qui dice, “comincia ad affrontare il drago delle dimensioni che puoi sconfiggere. Un serpentello piccolo potrebbe non aver avuto il tempo di accumulare una gran quantità d’oro, ma ci potrebbe comunque essere un tesoro da vincere”.

Il significato della vita e la felicità

Quando uno ascolta le persone che sono riuscite nel fare qualcosa di difficile, dicono sempre che hanno dovuto fare dei sacrifici e lavorarci parecchio eccetera eccetera, ma uno ha sempre la sensazione che ne sia valsa la pena. Te lo dicono, te lo dicono i loro occhi che sono accesi. Ciò che è significativo è anche difficile. Ma ne vale la pena. Si parla della ricerca della felicità. Ma la felicità dura poco, è la sensazione che abbiamo quando otteniamo una vittoria, il momento in cui mettiamo le mani sul tesoro o quando ci capita qualcosa di bello. Per definizione la felicità è momentanea. Il giorno dopo aver conquistato il grande traguardo dobbiamo pensare a cosa fare del nostro tempo, qual è il passo successivo. Sembra quindi che la felicità, anche se un grande dono da godersi quando arriva, non è la cosa a cui si dovrebbe puntare. Ricordo Alex Zanardi che in un’intervista aveva detto “la felicità è un esercizio quotidiano”. Che significa? Significa che ciò che conta non è il traguardo, ma ciò che facciamo ogni giorno. Ciò che anima qual che facciamo ogni giorno non è la felicità, ma il significato. La cosa a cui puntare è il significato. È questo, dice Peterson, e anche Zanardi, ciò a cui puntare, non la felicità di un momento.

Ciò che dà significato alla vita

Peterson dice: “la difficoltà è necessaria”.

È necessaria perché è ciò che dà significato. Sono le cose difficili e rischiose quelle in cui abdichiamo la nostra responsabilità. Dice: “le persone hanno bisogno di significato, ma i problemi hanno bisogno di soluzioni. È molto salutare, da un punto di vista psicologico, trovare qualcosa di significativo, qualcosa per cui valga sacrificarsi, qualcosa che valga la pena affrontare e sfidare. Ma le sofferenze e la malevolenza che caratterizzano la vita sono vere, con le terribili conseguenze della realtà, e anche la nostra abilità di risolvere problemi, affrontandoli e sfidandoli, è reale. Prendendoci la responsabilità possiamo trovare un percorso significativo, migliorare il nostro stato psicologico e rendere ciò che è sbagliato genuinamente migliore.”

Significato e rammarico

Qui c’è tutto il discorso sul rammaricarsi di non aver fatto una cosa, magari perché non ce la sentivamo o perché abbiamo per pigrizia o per codardia preso la strada facile ma meno significativa. Non credo il rammarico abbia molto significato, a meno che uno non usi quella sensazione che ti dà, come se avessi un buco dentro, per metterti adesso a fare qualcosa, a prenderti delle responsabilità quindi. Però, quando sei lì sul momento e devi decidere se lasciar andare le cose, dire “non sta a me” o “è troppa fatica” o “sì, ma se poi non ci riesco?” è importante ricordare a sé stessi che non provarci neppure ti turberà di più del metterci le mani, farsi coinvolgere nel mondo, e fare errori. Perché comunque, anche nel peggiore dei casi, ti resta in mano il significato. E nel migliore dei casi tirerai fuori qualcosa di buono.

Invece, non prendersi responsabilità significa non essere coinvolti nel mondo, e quindi svuotare la propria esistenza di significato. E tutto è una responsabilità.

Fare un orto per mio padre

Adesso sto pensando di organizzare un orto nel giardino di mio padre. Adesso lui ha già una certa età e fa un po’ fatica a chinarsi e tutto, però ha bisogno di muoversi e voglio stimolarlo a fare qualcosa. Qualche tempo fa aveva iniziato a metter su un piccolo pezzettino di orto, per i pomodori. Ma la terra non è buona, faceva fatica a chinarsi e alla fine quelle due piante di pomodoro che aveva messo giù sono morte e basta.

Voglio allora comprargli uno di quei letti rialzati, dove ci si può mettere dentro terra buona e che sono più comodi per la schiena. E poi anche a me piacerebbe fare un po’ di orto. Però? Però è una responsabilità. Bisogna starci dietro. E se poi non ci dedico il tempo e resta abbandonato? Che tristezza. E se poi lo devo curare io? Adesso ne ho voglia, ma se poi mi passa? Non sarebbe meglio se passassi il tempo a fare qualcos’altro? Se spendo soldi per metter su la baracca e poi tra una cosa e l’altra non la curo né io né mio padre?

Scegliere cosa fare e mettersi sulle spalle tutto il peso che si è capaci di portare

Nota che l’opportunità si nasconde dove hai abdicato alla responsabilità. Il giardino non è messo bene, il prato non esiste più, ci sono delle fragole a terra piene di menta e di melissa che ci crescono sopra. Ci sono vecchi vasi con della terra che oramai è sabbia che restano lì vuoti e tristi tutto l’anno.

Uno non può prendersi tutte le responsabilità del mondo. Bisogna saper dire di no. Non puoi fare tutto e devi saper lasciar andare le cose vecchie per poter dedicarti a cose nuove. Però quante volte la vera ragione per cui non fai le cose è che non vuoi poi accollarti la responsabilità, anche se magari quella è una cosa buona da fare? C’è chi non fa figli perché non vuole la responsabilità. “eh ma constano”, “ma poi gli devi stare dietro” e… non dico che uno debba fare figli se non vuole, ma è vero che le cose più significative implicano grandi responsabilità. E allora, Peterson dice, forse è il caso di mettersi sulle spalle tutto il peso che si è capaci di portare.

Peter Pan, potenzialità e realtà

Peterson dice: “Rimanere passivi di fronte alla vita, anche se la tua inazione è un modo per evitare di sbagliarti, è un errore fondamentale. Devi rischiare qualcosa che conta. Questo è l’errore madornale che fa, ad esempio, Peter Pan. “Pan” significa “che include tutto”. Peter Pan, il ragazzo magico, è capace di tutto. Contiene potenziale, come ogni bambino, ed è ciò che lo rende magico, nello stesso modo in cui ogni bambino è magico. Ma il tempo scolpisce la magia, trasforma la potenzialità affascinante dell’infanzia nella realtà più ordinaria ma anche genuina della maturità. Il trucco, per così dire, è scambiare quella potenzialità iniziale con qualcosa di significativo, produttivo e sostenibile nel tempo. Peter Pan si rifiuta di fare questa cosa. Si rifiuta di crescere. Meglio restare perduti nella fantasia con Campanellino, che può dare tutto ciò che una compagna può dare, a parte che il fatto che non esiste. Wendy, invece, sceglie consapevolmente di sacrificare la propria fanciullezza per la realtà dell’età adulta, ma ottiene in cambio una vita vera. Peter rimane bambino: magico, certo, ma pur sempre un bambino, e la vita, limitata, ristretta, ma unica e vera, gli passa oltre.”

Il significato della vita e la responsabilità

Altrimenti detto: attenzione che mettere su un’aria da fighi ribelli non sia una facciata per nascondere la disperazione per non essere stati capaci di costruire qualcosa di significativo e per illudersi che l’aver abdicato alle proprie responsabilità sia cool.

Peterson dice: “Devi sacrificare qualcosa del tuo variegato potenziale in cambio di qualcosa di vero nello vita. Punta a qualcosa. Impara la disciplina Oppure soffri le conseguenze. E quali sono le conseguenze? Tutte le sofferenze della vita, senza il significato. Esiste una descrizione migliore dell’inferno? Non c’è felicità in assenza di responsabilità. Nessun obiettivo di valore. Nessuna emozione positiva.”

Insomma, facciamolo ‘sto orto. Se funziona, mio papà di muoverà di più, il giardino di casa sarà più bello e potremo mangiare qualche varietà di pomodori che al supermercato non si trova.

Questa dell’orto è una piccola cosa, ma non è che il ragionamento cambia con le cose grandi. Solo che le cose grandi fanno più paura. Per questo penso che sia importante che i bambini si prendano delle responsabilità, partendo da qualcosa di piccolo. Per loro non è piccolo, e il principio è lo stesso.

L’opportunità si nasconde dove hai abdicato alla responsabilità.

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