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Abbandonare l’ideologia – La sesta regola di Oltre l’ordine

Questa è la sesta regola di Oltre l’ordine, di Jordan Peterson: abbandona l’ideologia.

Ho parlato del libro in generale nel primo episodio dedicato a questo libro e poi ho fatto un episodio per regola. Consiglio vivamente la lettura di tutto il libro Oltre l’ordine, Beyond Order in originale. E consiglio anche la lettura di un altro libro di Jordan Peterson, che è 12 regole per la vita. Che lessi un paio d’anni fa e trovai fantastico.

Abbandona l’ideologia. Questa è una di quelle regole che a prima vista sembra banale, no? Tutti direbbero, eh beh certo. Il problema è che poi nella pratica si cade spesso nell’ideologia. Non si capisce che si sta seguendo un’ideologia, si pensa di seguire una grande verità, di agire per la giustizia, per la virtù. Se solo tutti facessero come diciamo noi il mondo diventerebbe tutto meraviglioso, invece quelle persone ignoranti e cattive si mettono in mezzo!

Questo articolo è una trascrizione dell’episodio del podcast che puoi ascoltare su tutte le principali piattaforme. Oppure direttamente qui:

Cos’è l’ideologia

La cosa è complicata, perché le ideologie fanno sentire bene, fanno sentire sicuri di sé, e danno potere, legittimizzano azioni altrimenti inaccettabili. Ci fanno sentire dalla parte dei buoni e ci danno la protezione della tribù, del gruppo che come noi ha fatto sua quell’ideologia. L’ideologia è come un virus per la mente e passa da una mente all’altra come un’infezione, ciascuno impegnato a propagarne le idee e a metterle in pratica per la giustizia, la sicurezza, il bene, la forza, la virtù.

L’ideologia anche è un modo facile per trovare significato. Ci si sposa a questa causa e adesso tutto è chiaro, preciso, sicuro. Per questo i giovani tendono a cadere nell’ideologia più delle persone mature e tanto più si sentono perse tanto più rischiano di cadere nell’ideologia invece di capire che ciò che rende le difficoltà e le incertezze della vita significative, e che davvero crea qualcosa di buono, è prendersi una responsabilità.

“Dio è morto”

Peterson fa un’analisi interessante su Nietzsche, che ha detto “Dio è morto”. Che lui non lo diceva trionfalmente, nel senso la gente sta abbandonando credenze a abbracciando la ragione. Lui lo diceva come monito. Guardate che le persone stanno abbandonando un sistema per comprendere e interpretare il mondo, e cosa lo sostituirà?

Da qui che Nietzsche è venuto fuori con la questione del Superuomo. Che poi è stato da qualcuno interpretato semplificando eccessivamente come un uomo superiore agli altri in forza di volontà o cose così. Quello che lui intendeva era che, in assenza di un sistema dato di credenze per capire e interpretare il mondo, serviva un Superuomo in grado da solo di crearsi un suo sistema. E questo lui lo intendeva come alternativa al totalitarismo e al nichilismo, che per lui erano le due inevitabili conseguenze del “Dio è morto”. Senza quel sistema di riferimento le persone si sarebbero fatte forti tramite l’ideologia totalizzate, oppure si sarebbero lasciate andare nel nichilismo di chi non vede alcun significato in nulla. La storia dei totalitarismi del novecento indica che forse ci aveva preso. Ma il Superuomo non è mai emerso.

L’ideologia e il sistema di valori

Il Superuomo non è mai emerso perché non può, dice Peterson. Una mente da sola non può creare un intero sistema di valori dal nulla. Quello che le persone fanno è scegliere tra varianti e modificare il sistema di valori dato dalla loro cultura. Ma se questo sistema viene meno? Allora le persone sono perse, perché non sono superuomini, e diventano facili prede dell’ideologia, ancor più del normale.

La questione è profonda perché uno dice, ma chi ti dice che questo sistema di valori, quale che sia, non sia esso stesso ideologia?

Ideologia e realtà

La risposta è ovvia ma complicata: la realtà. Il sistema non ideologico è un sistema che funziona nella realtà a creare la vita migliore possibile, a trovare l’equilibrio meno distruttivo, la società capace di avere successo a lungo termine. La risposta è complessa perché chiaramente la gente non è d’accordo su cosa questo significhi esattamente e la scienza non aiuta granché, perché questa realtà è la realtà umana, che è molto difficile da analizzare. Però questa risposta è importante, perché l’ideologia funziona al contrario: l’ideologia adotta una singola risposta a problemi complessi, applica a priori lo stesso ragionamento e va a cercare nella realtà la giustificazione della propria virtù, invece di essere una derivazione di secoli di sperimentazioni su cosa funziona e cosa no.

Altra cosa è che un sistema funzionale non promette di costruire alcuna utopia perfetta, perché riconosce una delle verità essenziali: l’essere umano non è perfetto e dunque non può costruire nulla di perfetto, anche se dovrebbe sempre fare del suo meglio per puntare alla perfezione la perfezione rimarrà sempre inarrivabile, persino inconoscibile.

L’ideologia che contiene un pezzo di verità

L’ideologia invece ha l’arroganza di sapere tutto, di essere certa di tutto. E per questo crea mostri. Mostri che cambiano nel loro aspetto, ma sempre mostri. E la qualità di un’idea si giudica dalle sue conseguenze, non dai virtuosi propositi di cui si auto consacra difensore e campione, nascondendo magari sotto la superficie ben altre intenzioni.

La cosa è complicata dal fatto che spesso il male che un’ideologia vuole combattere e il bene che vuole creare sono legittimi. Il problema che l’ideologia li totalizza. Peterson questa cosa la spiega molto bene e non l’avevo mai sentita prima, cosa tragica considerando l’importanza della questione.

“Abbiamo visto che le conseguenze di totalitarismi in cui la collettività è chiamata ad essere responsabile dei mali della vita, a trovare la giusta strada e trasformare il mondo ingiusto in un’utopia. I comunisti hanno prodotto una visione del mondo che attira le persone con un forte senso della giustizia, così come attira persone invidiose e crudeli. Forse il comunismo sarebbe stato una soluzione funzionale ai problemi creati dalla distribuzione ineguale delle risorse che caratterizzava l’era industriale, se tutte le persone viste come oppresse fossero state buone e se tutte le persone cattive avessero fatto parte, come ipotizzato dalla teoria, dei padroni borghesi. Sfortunatamente per i comunisti, una parte rilevante degli oppressi non era capace, era poco intelligente, pigra, violenta, desiderosa di potere, piena di risentimento e di gelosia, mentre una parte rilevante degli oppressori erano educati, capaci, creativi, intelligenti, onesti e premurosi. Quando la frenesia della rivoluzione prese piede nella nuova formata Unione Sovietica, furono quelli pieni di desiderio di vendetta, quelli mossi da violenta invidia, a ridistribuire la proprietà, mentre furono soprattutto gli agricoltori affidabili e competenti quelli ai quali la proprietà fu tolta. L’involontaria conseguenza di quella ridistribuzione di beni fu la morte per fame di sei milioni di ucraini negli anni ’30, nel mezzo di alcune tra le terre più fertili del mondo.”

Iper-semplificazione e dogmi dell’ideologia

In un’ideologia ci sono degli assiomi che vanno accettati così come sono e da lì deriva tutta la verità. E quegli assiomi sono falsi, o in parte falsi. Le ideologie più pericolose sono quelle che contengono una parte di verità, come la verità che i poveracci la prendono sempre in quel posto perché son poveracci e i ricchi se la cavano perché hanno i soldi, ma la rendono assoluta, la distorcono, finché significa che se sei povero sei buono e vittima e se sei ricco sei cattivo e oppressore. E se tutto il male sta in una classe sociale come si arriva all’utopia? Si elimina il male, giusto?

Il risultato sono milioni di morti perché l’assioma da cui tutto è partito è sbagliato.

La soluzione a priori

Le ideologie iper-semplificano fenomeni complessi. Ad esempio, ci sono molte ragioni per cui una persona è povera. “Mancanza di denaro” è la ragione ovvia da ipotizzare, ma proprio quell’ovvietà è il problema dell’ideologia. Fenomeni complessi sono appiattiti in un’unica dimensione. Mancanza di educazione, una famiglia spezzata, un quartiere pieno di crimine, abuso di droghe, corruzione, sfruttamento, malattie, non avere una direzione, incapacità di prendersi responsabilità, la sfortuna di essere nato in un certo luogo, mancanza di incoraggiamento… sono solo alcune delle possibili cause della povertà. E più cause possono avvenire allo stesso tempo. E il “cattivo” che ha causato queste circostanze che hanno portato alla povertà potrebbe essere ogni volta un cattivo diverso, compresa la persona stessa. O potrebbe essere un fenomeno naturale, una sfortuna che non è colpa di nessuno.

“L’ideologo posiziona sé stesso dalla parte moralmente corretta senza fare lo sforzo genuino necessario per esserlo con cognizione di causa, è molto più facile e immediatamente gratificante ridurre il problema a qualcosa di semplice e accompagnalo a un malfattore, che può quindi essere moralmente combattuto.”

Come si costruisce un’ideologia

Prima riduci il mondo nella sua complessità in semplici blocchi indifferenziati, dove cose diverse hanno tutte la stessa etichetta, un problema con cause complesse diventa un problema con una causa (e badare bene che questa causa spesso è effettivamente parte della causa del problema). Altrimenti detto, invece di apprezzare il problema nella sua interezza, un solo aspetto viene preso e generalizzato al tutto. Ad esempio, è la cattiveria umana causa di povertà? Sì. È l’unica causa? No. Altre sono egualmente se non più importanti. L’ideologia elimina tutte le altre e dice che la cattiveria umana è l’unica ragione.

In secondo luogo, l’ideologo fa lo stesso con il cattivo della storia. Problemi hanno responsabilità varie e diverse, ma l’ideologo sceglie il suo cattivo e lo ritiene colpevole di tutto il male. È il ricco che maltratta i poveri e ogni problema della società arriva da lui.

Un esempio

In America, e sta arrivando anche da noi, l’ideologia woke sta facendo lo stesso con questioni razziali. Se le persone di colore sono di media più povere a cosa è dovuto? Al razzismo. E chi è colpevole di razzismo? I bianchi. Sei nero? Sei oppresso. Sei bianco? Sei oppressore. È una forma di marxismo, solo applicato alla razza invece che alla classa sociale. E nota come il razzismo è una cosa vera, ma tutto viene ridotto a quello, a quella singola causa, ignorando tutte le altre, che oggigiorno sono ben più importanti. Ad esempio, ragazzi che crescono senza una figura paterna hanno una probabilità di finire in prigione e non riuscire a costruirsi una vita incredibilmente più alta di quelli che sono cresciuti in una famiglia stabile.

La realtà è più complessa dell’ideologia

Questa statistica è la stessa identica per tutti, indipendentemente dal colore della tua pelle. Ma indovina quale gruppo ha un numero maggiore di ragazzini che non hanno un padre? Quello che ha meno successo. Come media naturalmente. E qual è il gruppo di più grande successo in America? Quello che ha il più alto numero di ragazzini con una figura paterna. Che, tra parentesi, non sono i bianchi il gruppo di maggior successo, sono gli asiatici, e hanno anche le famiglie più stabili. Indiani, cinesi, hanno tutti più successo del classico bianco americano, e tutti hanno di media famiglie più stabili. Ma non era il razzismo la causa di tutto e l’unica causa di tutto? Anche gli immigrati nigeriani hanno più successo dei bianchi, e hanno anche famiglie più stabili. Sembra che avere un padre sia importante. Ma non dirlo a uno che è woke, ti dirà che sei razzista.

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La motivazione dietro l’ideologia

Ovviamente non è che se tutti i ragazzini crescessero con un padre tutti i problemi sparirebbero, ce ne sono altri in gioco, tra cui il razzismo, ma è un esempio come l’ideologia ignora completamente una causa importante del problema che, a suo dire, vuole risolvere. Perché la causa di tutti i problemi è già stata trovata. Il colpevole già identificato. Tanto che viene da chiedersi se attaccare il gruppo designato come colpevole non sia la reale motivazione dell’ideologia.

E speriamo che la gente si svegli, perché non finisce mai bene quando dividi la gente in innocenti e colpevoli a seconda di caratteristiche immutabili. E nota come l’ideologia impone tutta una serie di azioni che vanno attuate per non essere accusati di del male morale che l’ideologia dice di combattere. Se non fai come prescritto dall’ideologia, se osi dire che l’azione prescritta non funziona o è persino controproducente, vieni tu stesso accusato di essere il nemico.

La differenza tra ideologia e verità

Nota la differenza tra l’ideologia woke, che dice di voler combattere il razzismo dividendo le persone in oppressi e oppressori in base al colore della loro pelle, e la vera soluzione: “giudica il prossimo dal suo carattere e non dal colore della pelle”. Nota come questa non è un’ideologia. Invita invece ad apprezzare la complessità della realtà, individuo per individuo, senza decidere a priori che il colore rende inferiori o oppressori. E non identifica un gruppo di persone come i cattivi, non c’è un gruppo da combattere. Anzi, il lavoro è personale. Per questo funziona.

Anche i buoni ci cascano

Chi casca in queste ideologie? Le persone sinceramente buone ma ingenue che credono alla giustificazione morale superficiale senza scendere più in profondità. Le persone che vogliono mostrarsi buone e capiscono che questa è una maniera facile e a basso costo per prendere applausi. Le persone che non pensano e ripetono ciò che gli viene detto di ripetere se questo significa starsene tranquilli e non essere accusati di essere cattive persone. Le persone che buone non sono e si fanno campioni dell’ideologia come scudo contro le critiche. Persone piene di risentimento e di rabbia che capiscono che possono “cancellare” le persone impunemente, con una semplice accusa. Quelli che vogliono potere, e accusano di classismo, razzismo, sessismo, quel che è, tutto ciò che vogliono controllare finché non lo controllano (io combatto questa cosa molto brutta, causa di tutti i mali, e se non fai come dico sei tu stesso sei colpevole. Se non vuoi essere considerato colpevole tu stesso devi mostrare che sei un “alleato” e agire come ti viene detto). E, ovviamente, tutte le persone che tramite la giustificazione ideologica possono avvantaggiarsi personalmente.

Le basi emotive dell’ideologia

Le persone cascano nella trappola convinte di fare la cosa giusta. Il nazismo aveva basi emotive nel desiderio di rivalsa, nel desiderio di sentirsi forti dopo anni di umiliazioni. E i tedeschi avevano buone ragioni per sentirsi così. Così come i poveri hanno buone ragioni per provare risentimento verso i ricchi. Ma quelle emozioni sono ad alto rischio di essere cooptate dall’ideologia e diventare distruttive. Anche la paura è così.

Le ideologie partono spesso da una teoria corretta che poi viene estremizzata e distorta per giustificare l’ideologia stessa. Il nazismo non ha le sue radici nella teoria dell’evoluzione di Darwin, ma ha usato Darwin come giustificazione scientifica, distorcendone il significato. Lo dice la scienza che ci sono i forti e i deboli e che i deboli vanno eliminati. Eh, se lo dice la scienza! Ma non è in realtà quello che dice, e anche nei casi in cui fosse, non è una scusa valida.

La tabula rasa e la delinquenza

Sto leggendo ora “Tabula rasa” di Steven Pinker, dove c’è un esempio di questo fenomeno. Il libro parla dell’idea che la mente delle persone sia una “tabula rasa”, cioè che ciò che diventiamo e ciò che facciamo siano interamente dovute a influenze sociali. L’idea è assurda e va contro il buon senso. Sappiamo tutti che, se le influenze sociali sono importantissime, ognuno ha i suoi talenti e le sue tendenze, che sono lì da sempre. Non è vero che puoi insegnare qualunque cosa a chiunque e ottenere lo stesso risultato. Eppure, per quando ovviamente sbagliata, l’idea della tabula rasa sta dietro gran parte delle scienze sociali moderne e di tante politiche sociali.

Dalla scienza all’ideologia

Il primo studioso diceva cose corrette e ragionevoli, cioè che il comportamento dell’individuo è determinato sia da ambiente che da genetica, ma favoriva le spiegazioni di differenze tra individui e tra gruppi in termini di culturali a meno che non fosse provato che si trattasse di un’influenza genetica. Questa è una posizione corretta. Poi però, i suoi diciamo discepoli, che finirono per dominare le scienze sociali in America, portano la sua teoria sempre più verso l’estremo: ogni aspetto dell’esistenza umana deve essere spiegato in termini di cultura, non di natura. E poi è diventato che se anche soltanto suggerisci che il comportamento di una persona non sia dovuto a influenze sociali ma potrebbe essere dovuto a una tendenza innata, violi un tabù e commetti un reato di pensiero.

Nella pratica…

Recentemente a San Francisco hanno messo la regola se rubi da un negozio per un valore di meno di 850 dollari non vieni perseguito. Una serie di crimini non vengono perseguiti o lo sono solo in modo soft. Sono allarmanti le storie di gente arrestata per crimini violenti, rilasciata senza cauzione, che due giorni dopo è andata ad ammazzare qualcuno. Ho sentito un politico americano di New York proporre che se qualcuno ti ruba una macchina la cosa da fare non è mettere in prigione il ladro, ma sedersi e parlarne, chi ha rubato la macchina e la persona a cui è stata rubata, per capire le ragioni del ladro e aiutarlo a non farlo più. Sembra assurdo a chi ha un minimo di buon senso, perché se non punisci il cattivo comportamento questo diventerà più frequente, ma cosa c’è dietro? L’idea che le persone non sono responsabili di quello che fanno. Se una persona fa del male non è colpa sua, è colpa della società che lo ha portato a comportarsi così. Il comportamento è sempre e unicamente determinato dalla società, mai dall’individuo, che quindi non ha colpe, anche se ruba, picchia, violenta. E invece è la società ad essere colpevole.

Ovviamente, questo atteggiamento porta ad un aumento del crimine, che non aiuta nessuno e, se persiste, porta alla criminalizzazione della vittima, colpevole di essere parte di quella società che ha portato, tramite sfruttamento, discriminazioni e corruzione, a quel cattivo comportamento. E quindi è responsabilità della vittima risolvere il problema. La tabula rasa e le sue conseguenze pratiche.

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