harry potter e la pietra filosofale

Harry Potter e la pietra filosofale – Le regole della magia

Harry Potter. Chi non l’ha letto?

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Settimana scorsa ho parlato di “Oltre l’ordine” di Jordan Peterson, e lì dentro nomina Harry Potter varie volte, così mi è venuta voglia di rileggerlo. Ho riletto il primo e il terzo, la pietra filosofale e il prigioniero di Azkaban, che penso sia quello che preferisco, anche se non credo di aver mai riletto dal quarto al settimo.

Il successo di Harry Potter

C’è un’altissima probabilità che anche voi l’abbiate letto. Comunque nel caso che no, consiglio, ovviamente. Non ha senso comunque parlare della storia. La sapete già, e chi non la sa non la spoilero di certo. Però volevo parlare di alcune questioni a cui uno magari non pensa quando legge, ma che spiegano perché Harry Potter ha avuto il successo che ha avuto. Voglio dire, su Amazon vendono le caramelle tutti gusti +1 c’è chi colleziona le bacchette magiche dei personaggi, e sono passati anni.  Il primo lo pubblicarono in Gran Bretagna nel 1997, non so se mi spiego, sono 25 anni che va avanti. E’ vero che sono 7 libri e che poi ci hanno fatto film e prequel e chiaramente hanno munto la cosa il più possibile. Ma se l’hanno fatto è perché c’è un pubblico che ancora è affascinato dal mondo di Harry Potter. Non sono solo le bacchette magiche e i draghi, quelli ci sono anche in altre storie.

Leggere Harry Potter e la pietra filosofale

I primi due mi furono regalati insieme da mia madre quando ero ragazzina. Non ricordo quanti anni avessi, ma penso che il terzo fosse appena uscito in Italia e lei mi comprò i primi due. Visto che il terzo è uscito in Italia nel 2000, probabilmente avevo tredici anni o giù di lì quando lessi i primi. Che è tra l’altro l’età esatta e coincide con l’età dei personaggi dei libri. Ovviamente mi piacquero tantissimo. Credo che il mio preferito sia il terzo e il mio personaggio preferito è Lupin.

I libri dal quarto in poi sono meno puliti e ci sono parti che non servono, il quinto in particolare. Quindi la qualità scende un po’. Allo stesso tempo diventano più adulti e più dark, il che ha tutto il mio apprezzamento. Ovviamente avevo in mano l’ultimo il giorno in cui uscì. Anzi, credo prima perché l’avevo ordinato via Internet e arrivò qualche giorno prima l’uscita ufficiale. E non fui contenta che la storia fosse finita. Si rimane incredibilmente attaccati ai personaggi e alla storia. E non è certo una cosa solo mia. Ma perché?

La scrittura dietro Harry Potter e la pietra filosofale

Ho riletto il primo e il terzo per il gusto di andare a ritrovare il fascino. Il primo perché è quello che ti prende dentro e il terzo perché è il mio preferito. Ora, perché ti piace una storia piuttosto che un’altra? A parità di qualità di scrittura, che la mettiamo un da parte. Voglio dire, se una storia è scritta male è scritta male, quindi sottintendiamo che da quel punto di vista è fatta bene o benissimo.

Se non c’è la qualità non ci si può far niente. E se la scrittura non è curata, probabilmente non sarà curata neanche la storia.
Comunque, sottintendendo che da quel punto di vista la qualità ci sia, perché uno è affascinato proprio da, mettiamo, Harry Potter e non da qualcos’altro?

Il Sense of Wonder

Alcune questioni sono inclinazioni personali. Certi personaggi sono oggettivamente migliori di altri, più interessanti, ma perché preferisci l’uno piuttosto che l’altro? C’è qualcosa che parla a te in quel personaggio.
Ma cosa c’è in Harry Potter in generale? Una cosa sicuramente è il sense of wonder. Non è che c’è semplicemente la magia, ci sono le cioccorane, ci sono i libri mostri dei mostri, ci sono le scope volanti, il negozio di bacchette magiche. E’ una magia che va nel particolare, tira fuori creature uniche, tipo i dissennatori, ma allo stesso tempo usa parecchi simboli conosciuti, la fenice per esempio. E uno si riconosce nella simbologia e nelle storie tradizionali. E’ ovvio che maghi e streghe cavalchino i manici di scopa, ma particolare il modo.

L’identificazione nella storia

Poi c’è il fatto che vanno a scuola. E qui tutti i ragazzini si riconoscono e sognano di una scuola altrettanto interessante, invece che la noia che subiscono nella realtà. Quindi è un mondo magico, ma non staccato dal nostro. Sembra che tutti possano ricevere la lettera da Hogwarts. C’è una lunga serie di elementi che stuzzicano fascino. C’è castello pieno di passaggi segreti, c’è la ricerca di appartenenza al proprio gruppo, che attira sempre gli adolescenti tutti ma gli adolescenti in particolare, c’è il passato difficile, oscuro e misterioso, che rende la vita difficile ma rende anche speciali, altra cosa che attira. Ci sono gli scaffali polverosi con le bacchette, ognuna diversa, che aspettano di trovare il mago giusto. Ci sono le Case che competono tra di loro. C’è il mistero da risolvere. L’insegnate cattivo che ti tormenta. Un sacco di cose che sono proibite: la foresta proibita, la sezione proibita della biblioteca, il corridoio dove è vietato andare, le magie che sono vietate da fare, le persone che non si possono nominare. 

Più ci penso e più mi rendo conto di quanto sia difficile mettere in piedi un mondo così, con tutti i personaggi e la trama. E azzeccarci su così tante cose. E’ facile criticare. E uno può fare delle critiche, sicuro, niente è perfetto, ma penso valga più la pena apprezzare quanto c’è e quanto di quello che c’è funziona molto bene.

Le regole della magia

Tornando al libro di Jordan Peterson si cui ho parlato settimana scorsa dove c’era tutto il discorso dell’importanza delle regole e di sapere quando rompere le regole per seguire i valori che le buone regole nelle loro intenzioni vorrebbero esprimere, c’è un passaggio verso la fine della pietra filosofale in cui Harry, Ron e Hermione discutono di cercare di arrivare alla pietra filosofale per primi. 

“Beh, ci siamo, no?” disse Harry.

Gli altri due lo guardarono allibiti. Era pallido e gli brillavano gli occhi. “Io stasera vado e cerco di arrivare alla Pietra prima di lui.”

“Tu sei matto!” Esclamò Ron.

“Non puoi farlo!” disse Hermione.

“Dopo quel che hanno detto Piton e la McGranitt? Sarai espulso!”

“E chi se ne importa!” Gridò Harry. “Ma non capite? Se Piton porta via la Pietra, Voldemort torna! Non avete sentito che cosa è successo quando ha tentato di fargli le scarpe? Non ci sarà più una Hogwarts da cui essere espulsi! La raderà al suolo, o la trasformerà in una scuola di magia nera! Ormai, perdere punti non ha più importanza, non lo capite? O credete forse che, se Grifondoro vince il campionato dormitori, lui lascerà in pace noi e le nostre famiglie? Se mi pescano prima che io riesca a prendere la Pietra, Be’, dovrò tornarmene dai Dursley e aspettare che Voldemort mi venga a cercare. Come dire che morirò un po’ prima del previsto, visto che io con la Magia Nera non voglio avere niente a che fare! Guardate: io stanotte passo attraverso quella botola, e nulla di quel che direte potrà fermarmi! Ve lo ricordate o no, che Voldemort ha ucciso i miei genitori?” E li guardò con occhi fiammeggianti.

“Hai ragione , Harry.” disse Hermione con un filo di voce. 

“Userò il mantello che rende invisibili” Concluse Harry. “E’ una bella fortuna averlo recuperato.”

“Ma basterà a coprirci tutti e tre?” chiese Ron.

“Come, tutti e tre?”

“Oh, falla finita, mica penserai che ti lasciamo andare da solo?”

L’incarnazione di valori

Questo è quello a cui Peterson fa riferimento. E forse è anche una delle ragioni del successo di Harry Potter. Rileggendo, è pieno di situazioni in cui i personaggi incarnano comportamenti complessi, che vanno al di là del “rispetta questa regola”. Perché per vivere pienamente e capire come funziona il mondo, le semplici regole non bastano e la complessità dei comportamenti che servono per giocarsi bene la partita si possono esprimere solo attraverso le storie, in cui i personaggi incarnano ideali e mostrano la direzione da imitare.

E Harry Potter è pieno di queste cose. L’amicizia, il saper uscire dagli schemi quando necessario, il coraggio di affrontare le proprie paure, il saper guardare in faccia la realtà… dette così sono noiose e non vuol dire niente, ma quando viviamo l’avventura accanto a Harry e agli altri, le emozioni scorrono, e tutto diventa più vivo e reale. A volte più reale della realtà, perché diventa un distillato dei suoi significati più forti.

Questi sono i segni di una bella storia, e Harry Potter lo fa molto bene.

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