essere giusti

Essere giusti e mangiare cani – Libro “Menti tribali”

The Righteous Mind di Jonathan Haidt, che è stato tradotto in italiano in Menti Tribali. Non so com’è la traduzione perché l’ho letto nella versione originale. Consigliatissimo. Molto interessante.

Mettiamo che il cane del tuo vicino di casa venga investito da una macchia. Il tuo vicino di casa decide allora di cucinare il suo cane e mangiarselo. Come giudichi moralmente il tuo vicino?

Ma non potremmo andare tutti d’accordo? Visto che siamo tutti qui su questa roccia blu per un po’, non potremmo evitare di volerci sbranare su mille questioni. A volte con alcune persone non ci si può proprio parlare. Aborriamo le loro idee, ci sembra impossibile che una brava persona potrebbe mai avere certe idee. Devono per forza essere cattive persone, e ovviamente non siamo di quelle buone. Ma per andare d’accordo dobbiamo metterci d’accordo su cosa è giusto e cosa sbagliato, su cosa è desiderabile e cosa no. Su cose è morale e cosa no. Sì, ma cosa esattamente è la moralità?

Perché è sbagliato mangiarsi il proprio cane?

Puoi ascoltare il podcast qui o su tutte le principali piattaforme, per esempio Spotify.

Che cosa significa essere giusti

Sembra che siamo tutti un po’ ossessionati da cosa sia giusto e cosa no, e soprattutto a convincere gli altri che quello in cui crediamo sia vero e in mostrare a tutti che anche noi siamo giusti, qualunque cosa “essere giusti” significhi. Siamo spesso presuntuosi e arroganti, giudichiamo facilmente e in fretta, spesso da un punto di vista di fondamentale ignoranza. Ma questo non è altro che la conseguenza di una mente biologicamente formata per essere morale. È questo senso morale che rende possibili produrre civiltà complesse e tenere insieme migliaia, milioni di individui. La cooperazione è possibile perché abbiamo l’abilità di trovare un terreno morale comune, qualcosa di esterno a noi e più grande di noi in cui riconoscerci e in cui tutti nel gruppo si riconoscono. Giudichiamo in fretta, e a volte ingiustamente, ma è perché dobbiamo stare insieme e, nelle emergenze, saperci sacrificare per l’insieme.

Ma le persone sono anche egoiste, individualiste. Pensano solo a sé stesse. Sì è vero. Entrambe le cose sono vere.

Api o scimmie?

Haidt spiega la cosa dicendo che gli esseri umani sono 90% scimmie e 10% api. Per dire che facciamo ciò che ci conviene, e quando collaboriamo spesso lo facciamo non in maniera disinteressata, c’è uno scambio di favori di qualche tipo. Ma non sempre. In certe situazioni ci perdiamo nel gruppo, come fanno le api e, come le api, l’individuo diventa capace di azioni davvero altruistiche, fino a sacrificarsi per il gruppo. E devo dire che dà una spiegazione molto convincente sul meccanismo che permette l’evoluzione di questi comportamenti apparentemente contraddittori. A prima vista, sarebbe sciocco per un individuo sacrificarsi per il gruppo. La collaborazione ha solo senso se ricevi un favore in cambio, dal punto di vista del massimizzare le probabilità riproduttive dell’individuo. Ma, c’è un ma, l’evoluzione viaggia su più piani e quello dell’individuo è solo uno.

C’è un piano tra virgolette più alto, che è l’evoluzione dei gruppi. Un gruppo di individui capace di collaborare meglio, di agire come una cosa unica, ha più probabilità di successo di un gruppo di individui che pensano solo a sé stessi. E così, anche i gruppi vengono selezionati. E in noi c’è l’istinto di preservazione non solo dell’individuo, il 90%, ma anche del gruppo, persino a scapito dell’individuo, il 10%. Così le persone sanno mettersi insieme in maniere che nessun altro essere vivente è capace.

Essere giusti ed essere tribali

C’è un lato negativo in tutto questo. Leggi questa citazione:

“[Il nostro movimento rifiuta la visione dell’uomo] come individuo separato da tutti gli altri e a sé stante, governato da una legge naturale, che istintivamente lo trae a vivere una vita di piacere egoistico e momentaneo. L’uomo è individuo che è nazione e patria, legge morale che stringe insieme individui e generazioni in una tradizione e in una missione, che sopprime l’istinto della vita chiusa nel breve giro del piacere per instaurare nel dovere una vita superiore libera da limiti di tempo e di spazio: una vita in cui l’individuo, attraverso l’abnegazione di sé, il sacrificio dei suoi interessi particolari, la stessa morte, realizza quell’esistenza tutta spirituale in cui è il suo valore di uomo.”

Carino no? Non suona come un buon punto di partenza per “andare tutti d’accordo”? Se l’egoismo deriva dagli individui che pensano solo a sé stessi, allora non si troverebbe pace nell’unità in cui l’individuo diventa parte di un tutto?

Sembra tutto molto bello, a parte il fatto che quella citazione è tratta da “La dottrina del fascismo” di Gentile e Mussolini.

Perdersi nell’insieme e altruismo

Questo libro spiega bene una cosa che non sapevo, e a pensarci è ovvia e risolve una domanda che ho sempre avuto, l’irritazione che ho sempre provato verso il tribalismo della gente. La tendenza a vedere “l’altro” come inferiore, il sospetto verso “l’altro” e dall’altra parte vedere tutto ciò che è parte del tuo gruppo, comunque sia definito, come buono e giusto. Dalle squadre di calcio ai partiti politici, sembra che questo tribalismo porti un sacco di problemi. Ma allora perché la gente lo fa?

Perché è lo stesso istinto che porta le persone a sacrificarsi per gli altri. L’altruismo disinteressato che tanto decantiamo è la stessa cosa del tribalismo che porta agli scontri tra tifoserie. È l’individuo che si perde nell’insieme.

Saper stare dentro un gruppo, saper perdere l’individuo nel gruppo è una parte importante del riuscire a tenere insieme una società. Tanto che gruppi di ogni genere: squadre sportive, club, associazioni e via dicendo sono parti importanti per tenere la società insieme. Ma inevitabilmente stare dentro un gruppo implica stare fuori da un altro. E, altro fatto importante, implica sottostare alle regole del gruppo.

Essere giusti e credere

Un’altra domanda che uno si fa è perché la gente creda in cose che non hanno molto senso. Di solito qui si passa alla questione delle religioni, che spesso non hanno senso, almeno se le si guarda da un punto di vista puramente razionale escludendo l’elemento sociale. È perché il punto non è fare ciò che ha senso da un punto di vista scientifico, è fare ciò che ha senso da un punto di vista sociale. Ogni “tribù” ha le sue regole ed è il sottostare a quelle regole e non ad altre che ti rende parte riconoscibile di quella tribù. Gli individui all’interno del gruppo si fidano gli uni degli altri, anche se singolarmente non si sono mai incontrati prima, ma sanno di condividere una base di norme e “regole” e così si sentono più vicine, parte di qualcosa più grande di loro, dalla quale ovviamente sono esclusi tutti quelli che non rispondono a quelle regole.

Cicatrici e bandiere

Vedevo fotografie di persone in Africa che hanno queste cicatrici sulle guance. E sono ovviamente fatte apposta e non tutte uguali. Sembra un modo eccessivo per decorarsi la faccia. Quindi ho fatto una ricerca e viene fuori che non sono decorative e basta, sono segni di appartenenza a un’etnia, una tribù particolare. Quella cicatrice, che peraltro è costata dolore, è il segno, la prova di appartenenza. Che cos’è un battesimo se non la stessa cosa evoluta in forma un po’ meno cruenta? E che cos’è appendere una bandiera al balcone se non un modo di dichiarare la propria appartenenza a un gruppo. Non è certo una cosa limitata alla religione. Appartenenze politiche sono spesso dichiarate e combattute con la stessa ferocità delle questioni religiose, anche di più. Sui social e la gente mette di fianco al loro nome una bandiera o una siringa, una per ogni dose di vaccino che hanno fatto, perché? Per mostrare la propria appartenenza a un gruppo.

Questo porta a tribalismo, a vedere chi sta fuori dal gruppo come inferiore, stupido, pericoloso, persino meno umano, ma porta anche le persone all’interno del gruppo a fidarsi l’una dell’altra e a organizzarsi. Nel libro fa l’esempio degli ebrei ortodossi che hanno una specie di monopolio nel commercio dei diamanti perché, avendo un sistema sociale molto stretto e chiuso, si fidano gli uni degli altri molto di più degli altri. E così sono in grado di garantire prezzi inferiori perché non devono spendere lire di dio in sicurezza e controlli, ci sono meno persone che si comportano in maniera egoista e dannoso per il gruppo.

Pressioni evolutive verso la fedeltà al gruppo

Chi, all’interno di un gruppo, non si comporta per il bene del gruppo, viene cacciato e punito. I soldati non combattono per la bandiera, combattono per i loro compagni d’armi. E il tradimento è fortemente punito. Per esempio, cosa pensi di una persona che si avvantaggia alle spalle degli altri? Non avrai un buon giudizio nei suoi confronti, anche se non è andato contro nessuna legge. È l’innato senso morale per cui i membri del gruppo proteggono il gruppo e la ragione per cui le forze evolutive non sono al 100% verso il bene dell’individuo, ma vanno in parte verso il bene del gruppo. Per cui pensiamo a noi stessi sì, ma a volte siamo capaci di gesti altruisti e disinteressati.

Quando un singolo gruppo raggiunge le dimensioni di una nazione, elimina gli altri gruppi, ed è guidato da un dittatore con un esercito a disposizione, i risultati sono invariabilmente disastrosi. Ma questo non è una buona ragione per eliminare o sopprimere la tendenza delle persone di stare insieme. Infatti, una nazione piena di opportunità per le persone di unirsi e fare qualcosa insieme è una nazione di persone felici e soddisfatte.

Essere giusti dipende dall’istinto o dalla ragione?

Un’altra questione molto interessante di cui parla è da dove arriva il senso morale. Se è innato o se per esempio i bambini imparano cosa è morale osservando cosa procura danno. La conclusione è che nasciamo con un senso morale, ma dobbiamo imparare in che modo esattamente persone come noi devono essere morali. Il senso è innato, ma l’applicazione è modulata dalla cultura.

E spiega anche come il senso morale non è razionale. Ovviamente. Vista la varietà di cose che le persone ritengono morali, o immorali. C’è dietro una logica utilitaria, certo. Ciò che porta vantaggio è morale e ciò che danneggia è immorale. Vero. Ma la logica utilitaria della moralità include l’utilità sociale, quello che porta alla coesione sociale, che non necessariamente è logico nel senso di razionale/scientifico. Che utilità ha battezzare tuo figlio? Nessuna. Nessuna? Adesso, ufficialmente, per tutti, tramite un rito riconosciuto e rispettato da tutti, fa parte della comunità. Adesso è parte di un tutto. Perlomeno del tutto che si riconosce in quel rito.

Mangiarsi il cane

Racconta di una serie di esperimenti per dimostrare che non è tramite il ragionamento che arriviamo a determinare che una cosa è morale oppure no. Per esempio: il cane del tuo vicino di casa viene investito da una macchia. Il tuo vicino di casa decide allora di cucinare il suo cane e mangiarselo. Qual è il tuo giudizio sulle sue azioni? Magari lo trovi assolutamente disgustoso e inumano, magari dici “vabbè era già morto”… però ti fa schifo lo stesso. Da un punto di vista razionale: il cane è già morto, che differenza fa? Non viene danneggiato nessuno. Eppure se il tuo vicino di casa facesse una cosa del genere non credo che la cosa ti starebbe bene. Il tuo giudizio sarebbe che il tuo vicino ha problemi di testa, che è uno squilibrato, magari pericoloso, perlomeno diresti deve farsi vedere da uno bravo.

Metri diversi di moralità

Ci sono persone più sensibili a certi tipi di moralità piuttosto che altri. (per esempio l’avere cura degli altri, fare in modo che non venga fatto del male a nessuno, oppure il senso del sacro, di ciò che deve essere preservato e protetto, oppure il senso di libertà, di indipendenza dell’individuo e del suo diritto di prendere le sue decisioni, libero dalla tirannia del più potente). Ognuno è più o meno sensibile a vari aspetti di “ciò che è giusto” e questi aspetti sono a volte contraddittori, soprattutto quando vanno all’estremo. Fino a che punto una persona deve essere aiutata a prescindere e quando è giusto che le persone subiscano le conseguenze delle loro azioni? Fino a che punto si può tollerare che l’individuo venga sacrificato nel nome di ciò che è sacro e intoccabile? E se nel nome della libertà individuale si distrugge ciò che è sacro, cosa succede?

La morale qui è che a volte le persone che ti sembrano illogiche o arroganti o stupide, a volte semplicemente hanno una scala diversa di valori e mettono avanti ciò che tu metti indietro. A guardare bene, sembra che un po’ tutti i punti di vista abbiano il loro perché e che le cose diventano veramente problematiche solo quando un punto di vista prende il sopravvento al punto che gli altri vengono soppressi e non c’è più un modo per creare equilibrio e non c’è più modo per tornare indietro, non c’è più feedback negativo.

Il cavaliere e l’elefante

Ora, sul fatto che la moralità non è data dalla ragione, ma è giustificata a posteriori dalla ragione, lui la spiega con la metafora del cavaliere e dell’elefante, in cui è l’elefante a decidere dove vuole andare e il cavaliere lo aiuta a raggiungere il suo obiettivo. È l’istinto, la passione a decidere la direzione e la mente razionale ragiona per trovare la soluzione migliore per arrivarci. Ecco perché le persone spesso sono irrazionali nella loro moralità: la ragione è utilizzata a posteriori per giustificare l’istinto. Ora, il cavaliere più convincere l’elefante a cambiare direzione, succede, ma è raro ed è un processo lungo. È anche possibile che l’elefante, vedendo cosa fanno gli altri, cambi direzione. Per questo è importante parlare con gli altri, anche con le persone con cui non siamo d’accordo: non è tanto per far ragionare il cavaliere, è per bilanciare un sentimento con un altro, quindi cambiare la direzione dell’elefante (per esempio, difficilmente farai cambiare idea a una persona dimostrandole che è stupida, ma la sua idea si ammorbidirà se trovate dei punti in comune, siete parte di uno stesso gruppo, e le fai sentire l’emozione che giustifica il tuo punto di vista). Il giudizio morale è rapido ed emotivo.

Essere giusti… a posteriori

La ragione crea una motivazione a posteriori per giustificare. Non so come tu spiegheresti perché mangiarsi il proprio cane finito sotto una macchina è sbagliato, ma sono sicura che il giudizio sia stato istantaneo e legato a una sensazione di schifo o orrore. Da un punto di vista utilitario, non c’è ragione per non mangiarsi il cane. E allora perché è sbagliato? Sono sicura che una ragione la trovi. Chissà qual è quella vera. Forse il tabù che la famiglia non si mangia? Forse tutto ciò verso cui dobbiamo avere cura acquisisce un senso di sacralità. Mangiarsi il proprio cane è decisamente sacrilego.

Un punto importante: la ragione per cui la nostra mente razionale motiva a posteriori il nostro istinto serve per convincere gli altri: i giudizi morali non sono soggettivi, sono la tesi che qualcuno ha fatto qualcosa di sbagliato. Non puoi chiedere alla comunità di punire qualcuno semplicemente perché non ti piace quello che ha fatto. Devi puntare il dito su qualcosa che va al di là delle tue preferenze. Il tuo ragionamento morale serve a puntare il dito e provare che il tuo giudizio va al di là delle tue preferenze. Non ragioniamo moralmente per ricostruire le ragioni per cui noi siamo arrivati a quella conclusione, ma per trovare la ragione migliore per cui qualcun altro dovrebbe unirsi a noi in quel giudizio.

Ragione ed emozione

L’idea più comune è considerare ragione ed emozione come una dicotomia, persino come opposti. Però se uno fa degli studi scopre che le persone che per qualche ragione non hanno la capacità di provare emozioni non si comportano in maniera morale. Le persone psicopatiche non mancano di razionalità, mancano di emozioni. È una dicotomia che non serve e non descrive davvero come siamo. Istinto e ragione sono entrambi modi per processare le informazioni. L’istinto è rapido e si basa su milioni di anni di evoluzione. La ragione è lenta, ma più raffinata. Sono entrambe forme di cognizione, ma la ragione è arrivata dopo, e non è la parte che ci fa muovere, è la parte che ci muove meglio.

Chi decide e chi pensa

Il cavaliere può fare tante cose utili. Può vedere più lontano nel futuro (perché possiamo esaminare scenari alternativi nella nostra testa) e quindi può aiutare l’elefante a prendere decisioni migliori nel presente. Può imparare nuove abilità e padroneggiare nuove tecnologie, che possono essere impiegate per aiutare l’elefante a raggiungere i suoi obiettivi e a evitare la distruzione. E, il cavaliere è il portavoce dell’elefante, anche se non sa necessariamente cosa l’elefante stia realmente pensando, perché l’elefante non sa parlare. Ma l’elefante decide lo stesso. Il cavaliere è abilissimo nell’inventare spiegazioni postume per qualsiasi cosa l’elefante abbia appena fatto ed è bravo a trovare ragioni per giustificare qualsiasi cosa l’elefante voglia fare dopo.

Visto che è una bellissima giornata, mi sembra giusto andare fuori a far fare una bella passeggiata alla mia pulce, il mio cane. Lo faccio per lui e perché non voglio sprecare la bella giornata, non perché non ho voglia di mettermi a fare quella roba noiosa che continuo a rimandare, no. No. Certo che no.

Chiudo parafrasando un passaggio del libro “se riesci ad avere almeno un’interazione amichevole con un membro dell’altro gruppo, ti riuscirà molto più facile ascoltare ciò che ha da dire, e forse vedrai quella questione controversa sotto una nuova luce. Potresti non essere d’accordo, ma passerai da un atteggiamento di “chi ha quell’idea è un nemico” a un atteggiamento più rispettoso e costruttivo, dove punti di vista diversi rappresentano un naturale yin e yang tra punti di vista diversi ma entrambi utili e, almeno parzialmente, veri.

il potere di adesso
“Il potere di adesso” di Eckhart Tolle – Come vivere nel presente

Noi esistiamo solo nel presente. Però, abbiamo un’immagine, una proiezione nella nostra mente …

leonardo da vinci
“Leonardo Da Vinci” di Walter Isaacson

Leonardo Da Vinci di Walter Isaacson, la biografia di Leonardo Da Vinci. Questo libro, che ho in car…

libro spacex
“Liftoff” – Libro su SpaceX e i suoi primi difficili anni

Nel 2006 un gruppo di giovani ingegneri di Spacex lanciò da un atollo del Pacifico, Kwajalein, il pr…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.